Giornalismo partecipativo: quello reale non è perfetto, ma non si può non crederci
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Un ampio dibattito, anche molto critico, in Francia dopo l’ avvio di Médiapart.fr – La partecipazione – dice ad esempio Philippe Couve – non consiste nel far fare ad altri il lavoro dei giornalisti, ma nell’ apertura e nella collaborazione attiva fra redazione e non-giornalisti – E’ per questo – aggiunge – che io preferisco il termine di co-giornalismo – I cinque punti di Benoit Raphael – I falsi miraggi della partecipazione.
Se in poco tempo il “citizen journalism” reale, quello realmente praticato, di Dan Gillmor con Bayosphere* , si rivela meno scintillante di quello raccontato**, e il dubbio sulla praticabilità e, soprattutto, sulla resa del giornalismo fatto dai e con i cittadini continua a rafforzarsi, c’ è chi, pur con qualche distinguo, continua a ritenere che, alla fin fine, non ci si può non credere.
Questo post è stato pubblicato il Marzo 24, 2008 alle 10:49 pm ed è archiviato in etnoweb con i tag antropologia, bebo, facebook, funny or die, lastfm, linkedin, livejournal, my world, myspace, netlog, orkut, second life, social media, sociologia, tbtv, twitter. Puoi seguire i commenti a questo post con il feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o mandare un trackback dal tuo sito.