Nasce Yahoogle

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Non è solo l’autorevole TechCrunch, che nella tecnologia americana è un punto di riferimento, ad avere dubbi sulla “Yahoogle”. Cioè l’accordo con Google, che segue alla rottura con Microsoft da parte di Yahoo!, e che lega il “primo nome di internet” a un contratto pubblicitario da 800 milioni di dollari e a una partnership vincolante per il futuro. Dubbi che dovrebbero prendere anche chi è molto lontano dalla California, da internet e dal business. Dubbi che dovebbero prendere anche il singolo utente della rete. Cosa dice Michael Arrington, fondatore di Techcrunch? Dice: “Abbiamo sostenuto che un mercato competitivo della ricerca è importante per la salute della rete internet”. Sì, è gergale, non si capisce cosa Arrington intenda se uno non sta proprio dentro tutti i discorsi sulla rete. Il guaio delle questioni internet è che si presentano avvolte dentro questo involucro di tecnicismo, che non si scioglie certo se poi uno usa termini come “grande fratello” e “controllo totale”. E però poi del controllo del mercato della conoscenza nel mondo si tratta. Della “tua” conoscenza, dei tuoi occhi e dei tuoi processi di apprendimento, informazione, espressione. Di cose molto poco tecniche.

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