Sarkozy en colère en off sur France 3

Il video riprende in dieci minuti scarsi la fase del trucco e della preparazione tecnica della trasmissione, prima della sua messa in onda alle 19. L’atmosfera è gelida, come il decor del set, con dominanti di bianco ghiaccio e blu: Sarkozy è negli studi di una delle reti della tv pubblica francese, quella che egli stesso ha messo in subbuglio annunciando la prossima fine degli spot a vantaggio delle emittenti private.
Il capo dell’Eliseo non si trova a suo agio, è impaziente, si agita continuamente sulla sedia, si rivolge con battute ai suoi intervistatori («Mi fa piacere rivederti negli studi, quanto tempo sei stato in naftalina? E dire che avevo anche protestato quando ti avevano emarginato», dice a Gérard Leclerc, uno di loro). Poi arriva un tecnico dell’audio e gli aggiusta il microfono, il presidente lo saluta e non riceve risposta. È a quel punto che si indispettisce, e sbotta a denti stretti: «È una questione di educazione. Quando si è invitati, si ha diritto che le persone ti dicano come minimo buongiorno…Altrimenti non si è nel servizio pubblico…È la casa dei manifestanti… Incredibile…È grave!”. Poi una frase che sarebbe stata fatidica e minacciosa se lui non avesse già deciso da mesi il futuro incerto di France Télévision: «Eh, ma le cose cambieranno!». Sono già cambiate e lo spezzone di reality show è solo una piccola vendetta postuma della tv di Stato contro il suo azionista.

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