Archivio per manuale

Cosa leggere per fare foto

Posted in Cinema e Fotografia with tags , , , , , , , , , on 30 ottobre 2011 by realuca

Internet vuol dire cultura condivisa e spesso avere un maestro fa la differenza tra chi cerca di imparare e chi ha la strada spianata, ma è anche vero che troppe fonti rappresentano dispersività ed approssimazione.

Chi approccia la fotografia poi ne legge di tutti i colori, e la diatriba tra analogico e digitale è l’aggravante per chi cerca di capirci qualcosa: la Canon 5d è stata la prima reflex digitale ad aver immortalato un presidente degli Stati Uniti, ma i puristi continuano a ripetere che la grana che restituisce la pellicola non ha niente a che vedere la freddezza dei pixel.. per non parlare dell’eterna lotta tra Canoniani e Nikoniani e senza dimenticare che i telefonini sono le armi di milioni di potenziali citizen journalist.

Allora compri una bella fotocamera ed inizi tu per primo a sparare, ma ti accorgi subito che il pieno formato è un plus inutile.. tanto non stamperai mai cartelloni pubblicitari. Invece ti ritrovi una funzione dalle smisurate potenzialità, il video; quindi ricominci da capo e cerchi d’imparare il linguaggio, e in un attimo ti ritrovi a pensare che forse il miglior programma per l’editing è Final Cut e per la color correction Iridas.. e per le foto? Photshop o Lightroom?

A chiunque chiederai ti risponderà “dipende da quello che devi fare” ma se penso a tecnica e stile mi viene in mente una lista precisa:

  • Giulio Forti – Fotografia, teoria e pratica della reflex
  • Michael Langford – Nuovo trattato di fotografia
  • Tom Ang – Fotografia digitale. Strumenti e tecniche
  • Andreas Feininger – Principi di composizione
  • Ernst Gombrich – La storia dell’arte
  • Johannes Itten – La teoria del colore
  • Blain Brown – La fotografia nel film vol. I – II
  • Federico Fellini – Fare un film
  • Enzo ungari – Scene madri di Bernardo Bertolucci
  • Stefano Consiglio – La bottega della luce

Io mi diverto con l’iPhone ed Instagram ma a breve prenderò una Nikon D7000.

Nei pressi di un winebar jazzMallorca airport#1#2Non t'illudereLuce e colori dell'alcool
PS expressVirataGioco giallo
ToonpaintEmozione al MacroDettagli in viaggioRetaggi fascistiMestiere: elettricistaMagia senza macchina da presa
Nebbia in PugliaInverno a 21 gradiPunti di luce

D’altronde questa è l’epoca del vintage a tutto tondo: le All Star la fanno da padrone, i Blockbuster ritraggono gli eroi dei fumetti e la musica sembra essere tornata ai tempi del Piper di Patty Pravo, quindi incarnare lo stile del tempo è tutta un’altra storia in confronto alla tecnica.

Lo scandalo dei video virali

Posted in Cinema e Fotografia with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 ottobre 2010 by realuca

La sceneggiatura non è una pratica da bottega figlia dell’ispirazione, bensì un processo standardizzato con proprie regole. Nel film di Spike Jonze “Adaptation” compare il mostro sacro Robert McKee, esilarante nelle sue lezioni, il quale, senza banalità o falsi ottimismi, spiega le difficoltà, i rischi, gli studi ed il severo controllo al quale bisogna sottomettersi per scrivere. Ispirandosi al suo libro “Story” non semplifica il pensiero anzi lo amplifica, lo apre a molteplici eventualità, indicando possibili strade e sventagliando un’infinità di tipologie di struttura, senza perdere di vista il principio imprescindibile affinché una sceneggiatura funzioni: il finale deve lasciare tutti a bocca aperta.

Come per un film queste riflessioni andrebbero fatte anche per la realizzazione di video brevi, di video virali, ma ovviamente puntando all’immediatezza che questo tipo di testo deve raggiungere: bisogna rendere il contenuto divertente o di utilità pratica (…) e ciò grazie all’ausilio di Dio, del sesso, della violenza, dell’amore, come della paura o della sorpresa, e tutte quelle emozioni ancestrali da stressare.
L’obiettivo è innestare un’idea all’interno delle menti tramite un semplicissimo meccanismo: portare alla coscienza una forte tensione quindi risolverla con una catarsi, al fine di radicare un meme prima inesistente; in questa forma di scrittura vengono spesso decontestualizzati paradigmi, rappresentate circostanze “irreali”, così da incuriosire l’attenzione, rendere fertile la mente.

SCANDALO E’ UNA PAROLA VIRALE?

Ad ogni modo avere controllo sulla struttura è un processo sicuramente più complesso. Per entrare nello specifico, e prendendo come riferimento Syd Field nel suo manuale “La sceneggiatura”, prima di iniziare a scrivere bisognerebbe saper rispondere ad una semplice domanda: qual’è il soggetto della sceneggiatura? e questo perché è necessario sintetizzare l’idea del personaggio in un’azione così da definire una linea guida da seguire: bisogna aver chiari il finale, l’inizio e due colpi di scena.

LA DRAMMATIZZAZIONE IMPLICA IL CONFLITTO – SENZA CONFLITTO NON C’E’ AZIONE – SENZA AZIONE NON C’E’ PERSONAGGIO – SENZA PERSONAGGIO NIENTE TRAMA

Personaggi, trama, azioni, dialoghi, scene, sequenze, fatti, avvenimenti sono tutti elementi che fanno parte di una traccia d’azione drammatica che si muove verso una risoluzione. Il romanzo ha come punto fermo la vita interiore del personaggio, con le emozioni e i ricordi che prendono il posto dell’azione; mentre gli scrittori scrivono seguendo l’idea della storia per scoprire i personaggi nel corso della stesura, lo sceneggiatore ha una linea di sviluppo orientata al personaggio e alla sua azione.

Il paradigma di un tavolo è un piano con 4 gambe, ma può essere un tavolo piccolo, di legno, marrone. Il paradigma è un modello, uno schema concettuale:  la sceneggiatura ha il primo atto (impostazione), secondo atto (confronto) e terzo atto (risoluzione) che evolve a seconda di un universo di elementi innestabili.
La fine del primo atto, dell’impostazione, nella quale si delineano personaggi ed azioni (vicende), coincide con un colpo di scena nella trama che dirige l’azione verso un’altra linea di sviluppo.
Il secondo atto, il confronto, nasce da quella situazione di tensione, da quell’episodio che stride in relazione allo sviluppo fino in quel momento della trama che obbliga i personaggi ad un confronto. Quest’atto va dal primo al secondo colpo di scena. Il personaggio in questo atto affronterà ostacoli e conflitti che andranno superati o risolti.
Se sappiamo cosa il personaggio vuole vincere, ottenere o realizzare (esigenze drammatiche), la nostra storia diventa quella di un personaggio che ha un obiettivo da raggiungere.

Quando si descrive un personaggio, la motivazione, il dialogo, la credibilità sono solo alcune parti che lo caratterizzano: si va veramente a segno quando si descrive e si mette in scena un “tipo”, un archetipo.
Dei personaggi bisogna “vivere” speranze, sogni, timori, il loro amore e il loro odio; il personaggio, come ogni essere umano, esiste in misura di ciò che fa, vive nelle sue azioni, e non in quello che dice di essere. Un personaggio è credibile in base alle sue esigenze drammatiche, punto di vista, cambiamento, atteggiamento.
Il punto di vista è una visione del mondo ben delineata che può e spesso si scontra con quella di altri fino a creare conflitto. Il cambiamento è fondamentale nello sviluppo della vicenda: il personaggio porta a termine le sue esigenze drammatiche nella prospettiva di mettere in discussione i propri valori, bisogni, desideri.

Scrivere con le immagini può sensibilizzare l’opinione?

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.