Archivio per rai

Dal sito personale al mash-up dell’identit

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La nostra identità online è composta di frammenti sparsi tra gli account di posta elettronica, social network e le più disparate applicazioni Web 2.0. Vediamo come realizzare un “punto di aggregazione” centralizzato


ViteRe@li -> gli opinionisti

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Qualche becera domanda a bruciapelo

1. Quanto tempo passi in rete?
2. Più ora o più in passato?
3. Come hai pensato di attrarre l’attenzione nel caleidoscopio della rete?
4. Come sono le persone della rete quando le incontri dal vivo?
5. Cosa ti aspetti dal tuo Myspace? Essere notato/a da chi?
6. Grazie al web, hai mai chattato o avuto scambio di mail con vip?
7. Qual è la ragione principale per cui usi internet?

Cyber Identity -> Siamo la generazione C: Connessi tutti, ovunque, sempre.

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Leggi il post originale da comunitazione

Community

E’ la parola che compare a ogni piè sospinto a proposito di social. Tutto è social. Pure l’intelligenza: la soluzione del problema dell’evoluzione della mente sta tutta racchiusa nel paradigma del social. Si fissano a livello genetico, cioè, tutti i comportamenti che hanno avuto successo nell’adattamento all’ambiente dell’individuo e della comunità cui questo individuo appartiene, attraverso una specie di introiezione dei meccanismi di apprendimento sociale (comportamento imitativo, comportamento intelligente). Questo fu l’approdo di Baldwin che col suo effetto propose : un modello per coniugare il problema dello sviluppo delle attività cognitive (linguaggio) con quello di nuove capacità etiche (società). L’effetto Baldwin spiega qual è la relazione tra corredo genetico, comportamento e influsso dell’ambiente; qualche quota comportamentale è sotto il controllo dei geni. Abbiamo poi la parte di comportamento che è sotto il controllo sociale: molti comportamenti sono il frutto di una trasmissione sociale, cioè dipendono in tutto e per tutto dalla cultura, dalla comunità di appartenenza. Questo spiega il  meccanismo darwiniano. Ma come possiamo introdurre in questo meccanismo un’ipotesi che spieghi il ruolo che ha il comportamento nel modificare la costituzione genetica? Parlando di intelligenza e linguaggio, l’idea è che inizialmente il controllo dei geni sul comportamento, nella nostra specie, era relativamente basso , l’uomo è una specie di primate non specializzato e questo significa che il nostro comportamento dipende più dall’esperienza che non dalla conformazione genetica. Poi però, alcuni di questi comportamenti si rivelano molto più vantaggiosi di altri, avendo un alto ritorno, ad esempio quello di sviluppare la Comunicazione sociale: ecco allora che i primati rendono sempre più “innati” certi atteggiamenti che poi diventano istinti. Si sviluppano quindi “istinti sociali”; comportamenti comunicativi  diretti al benessere della Comunità. Questi comportamenti sociali creano legami all’interno del gruppo, coalizzandolo e migliorandone le possibilità di sopravvivenza. Questo tipo di sistema diventa “istintivo”, cioè a questo punto viene tramandato geneticamente, ma non perché quel comportamento sia stato assimilato direttamente dai geni, ma perché la comunità che attua quel comportamento sociali risulta più forte rispetto ad altri gruppi  con i quali entrerà in competizione e conflitto. Anche il controllo diventa più automatico e  dunque attraverso questo meccanismo, acquisiamo senza sforzo quello che i nostri antenati hanno ottenuto con grandissimo sforzo! E proprio il comportamento distribuito fa di noi una comunità che automatizza certe scelte: pensiamo a quanti brand sono il fulcro di aggregazione di fan (Apple, Diesel, Pampers, Ray-Ban, Lego etc). Forse oggi il termine Community compare quasi tanto quanto quello viral, ma il primo richiede una diversa serie di obiettivi e di strategie e tecniche di rilevazione dell’efficacia : tutti i fan sanno di far parte di una comunità ruotante attorno al brand che permette loro più o meno di stare in relazione e non solo. Facendo parte di social network essi sanno di essere all’interno  di una community più ampia: pensiamo a twitter e alla quotidianità del gesto che ci collega agli altri utenti in un qualsiasi momento della vita reale. Il punto di partenza per ogni comunità sta nel trovare una nicchia che è stata sino a quel momento non soddisfatta  e  servire quella  comunità  meglio di chiunque altro. Per esempio Crea è una comunità nata intorno a CREA INTERNATIONAL con un approccio al brand design metodologicamente e filosoficamente teso a dar vita al linguaggio al valore e allo spirito del brand stesso all’interno dello spazio. E la community  nasce con un servizio molto semplice: Ning senza dover ricorrere a investimenti in infrastrutture “pesanti”. Va da sé che si possono aggiungere soluzioni anche più costose ma tutto rientra nello spirito della community. Che non deve perdere mai di vista  l’obiettivo non secondario di costruirsi anche per la ricerca di consumatori e, perché no, con un’attenzione alla valorizzazione delle idee: penso ad un gruppo della community esclusivamente  creato “intorno alle idee” magari in seno alla community che è creata intorno a un brand , a un servizio, ai consumatori .. Se poi alla community aggiungiamo il valore aggiunto del supporto di cause sociali, allora il gioco è fatto. Oggi siamo attenti al Green, all’aspetto Social del brand tanto per richiamare con un semplice messaggio una sorta di buzz tra cittadini e istituzioni. Pure siamo sempre più attenti al  brand awareness che associa il brand ad una causa sociale: esso innanzitutto assume una forte connotazione distintiva agli occhi del target a cui è destinato e le associazioni “forti” “uniche” e “favorevoli” migliorano la percezione del cosiddetto user -profile ( Keller 2002). Quello del Prodotto-Causa diviene un link strumentale al consumatore e alla sua attenzione verso un brand socialmente impegnato valorizzando l’aspetto etico e sociale anche negli acquisti quotidiani.

Content
A questo punto si impone la riflessione sul Content. Contenuti di qualità sono un ottimo modo per attirare le persone che sono necessarie per formare l’inafferrabile comunità che si spera di creare intorno al vostro  marchio . E relativamente alla community nascente tre dovrebbero essere le domande da porsi:
  1. Da dove proviene il contenuto  ?
  2. Il contenuto prevede indiscutibile valore?
  3. Può un flusso regolare di contenuti di qualità essere mantenuto?

Context
Contesto significa capire come venire incontro alle richieste delle persone per soddisfarle con la giusta esperienza e al momento giusto. Applicazioni ben progettate applicazioni e con svariate funzionalità hanno maggiore opportunità di esprimere il contesto. Penso alla mia community su Fb e al mio iPhone.
Contesto significa investire tempo nel conoscere come gli utenti vorranno
impegnarsi all’interno della loro comunità  consentendo loro di farne realmente esperienza.
E siamo al fattore determinante: C come Connettività.
Le community proliferano e difficile è misurarne le attività: non si tratta di valutare la comunicazione di massa ma le micro interazioni. progettare esperienze che supportino migliaia di micro interazioni significhrerebbe aver trovato la pietra filosofale.
Comunità potrebbe essere, in teoria, il nuovo CRM ma ciò richiede alle persone di esserne cosciente e di autocontrollarsi. Altre comunità offrono servizi di moderazione e a quel punto è  necessario esser preparati ad accogliere gli “ospiti”.
Una considerazione speciale va fatta sul valore aggiunto di una Community : la sua continuità nel tempo. Una contuinuità attenta alle evoluzioni delle esigenze degli utenti è essa stessa sempre in evoluzione. Può essere davvero sostenibile allora il concetto del connecting people.

Dimmi come navighi e ti dirò chi sei

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Le teorie darwiniane sull’evoluzione potrebbero essere applicate anche all’HOMO Technologicus, come qualcuno scherzosamente lo chiama, ovvero tutta quella parte di umanità che, volente o nolente, si è adattata con maggiore o minore successo alla navigazione in rete e all’utilizzo dei nuovi dispositivi tecnologici.Tutti i navigatori possono rientrare nella macrocategoria degli “Internauti” ma, com’è facilmente immaginabile, non tutti riescono ad avere un approccio corretto ed efficace con la rete.La sempre attenta ICTV ha riassunto simpaticamente in un video le cinque principali categorie di internauti:

1. Onnipresenti (i navigatori che non resistono alla tentazione di iscriversi a tutti i nuovi servizi che il web può offrire per la soddisfazione di risultare ovunque, manifestando in tal modo la propria presenza);

2. Guru (gli appassionati di scienza e conoscenza che cercano informazioni in rete ma non amano particolarmente interagire con gli altri);

3. I wanna be (categoria composta principalmente da bloggers che si sforzano di ritagliarsi uno spazio di celebrità su internet),

4. Spendi e spandi (coloro che usano il web principalmente per effettuare acquisti e seguono con interesse quasi ogni tipo di offerta commerciale disponibile sul mercato);

5. Le vittime del Web (categoria in cui rientrano i meno esperti, costretti a navigare principalmente per lavoro o altre necessità).

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