Il 22-23 luglio si terrà a Roma il Ninja Candy e vincere un ingresso omaggio al corso di “Non Conventional & Viral Marketing” è facile come sparare in faccia a qualcuno: basta cliccare!! cliccare il link del video che secondo te ha fatto la storia di Youtube.. il video che non potrai mai sparare tu.
Tutto nasce dall’immediatezza di Daft Hands Ovviamente voglio quel biglietto, ma ancor più avrei voluto sparare DAFT BODY
In un post di A Voi Comunicare si legge: un milione di esemplari venduti nei primi 28 giorni di vita nei negozi americani! L’iPhone ci mise oltre 70 giorni per raggiungere lo stesso risultato: this is iPad.
Ma tutto questo ha impatto sull’ambiente e sull’inquinamento? In effetti sarebbe verosimile pensare il contrario: se una cosa risparmia spostamenti fisici richiede meno utilizzo di veicoli, e quindi di combustibili.
Invece un rapporto di Greenpeace dal titolo Make IT Green: Cloud Computing and its Contribution to Climate Change avverte sulla possibilità che tutto ciò possa produrre un “grande salto nelle emissioni di gas serra”.
Oggetto della ricerca non è l’iPad in sé quanto il Cloud Computing, ovvero l’architettura di tecnologie che rende possibile la mobilità tramite la quale sistemi come l’iPad rappresentano una porta d’accesso a sterminati quantità di dati. Ciò richiederà grandi server per l’elaborazione dati, server che consumeranno nel 2020 circa 1.963 miliardi di kilowatt l’ora, “più dell’attuale consumo di Francia, Germania, Canada e Brasile messi insieme”.
Un approfondimento su Liquida sottolinea chedifficilmente ce ne rendiamo conto, ma l’enorme mole di dati che vengono conservati nei Data Center, è una fonte di emissioni inquinanti in continua crescita. L’iniziativa di Greenpeace, tra gli altri, ha l’obiettivo di sensibilizzare Facebook che ha costruito un gigantesco data center a Prineville, nell’Oregon, optando per l’altamente inquinante carbone.
E allora se il 31 maggio era nata una marcia a sorpresa per lasciare Facebook a causa delle tanto discusse modalità di gestione della privacy degli utenti, questo rapporto di Greenpeace sembrerebbe bacchettare in toto il futuro del web: quindi se il Cloud Computing è il male bisogna distruggere il sistema dalla base?
La nostra identità online è composta di frammenti sparsi tra gli account di posta elettronica, social network e le più disparate applicazioni Web 2.0. Vediamo come realizzare un “punto di aggregazione” centralizzato
1. Quanto tempo passi in rete?
2. Più ora o più in passato?
3. Come hai pensato di attrarre l’attenzione nel caleidoscopio della rete?
4. Come sono le persone della rete quando le incontri dal vivo?
5. Cosa ti aspetti dal tuo Myspace? Essere notato/a da chi?
6. Grazie al web, hai mai chattato o avuto scambio di mail con vip?
7. Qual è la ragione principale per cui usi internet?
La realtà è infinitamente complessa e nel migliore dei casi di questa torta il nostro cervello riesce a gustare solo qualche briciola.
Tuttavia anche queste briciole di lucida comprensione possono generare confusione ed instabilità.
La società umana è un meccanismo troppo complesso per continuare a funzionare se tutti gli ingranaggi che ne fanno parte iniziassero a porsi dubbi filosofici sul significato del proprio ruolo.
Se un idraulico s’interrogasse sul reale significato dell’esistenza delle onde gravitazionali anziché sull’occlusione delle onde dello sciacquone, difficilmente giungerebbe a risolvere il problema in tempo utile per il prossimo bisogno corporale