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L’iPad si macchia di sangue?

Posted in Web e Comunicazione with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 giugno 2010 by realuca

In un post di A Voi Comunicare si legge: un milione di esemplari venduti nei primi 28 giorni di vita nei negozi americani! L’iPhone ci mise oltre 70 giorni per raggiungere lo stesso risultato: this is iPad.
Ma tutto questo ha impatto sull’ambiente e sull’inquinamento? In effetti sarebbe verosimile pensare il contrario: se una cosa risparmia spostamenti fisici richiede meno utilizzo di veicoli, e quindi di combustibili.
Invece un rapporto di Greenpeace dal titolo Make IT Green: Cloud Computing and its Contribution to Climate Change avverte sulla possibilità che tutto ciò possa produrre un “grande salto nelle emissioni di gas serra”.

Oggetto della ricerca non è l’iPad in sé quanto il Cloud Computing, ovvero l’architettura di tecnologie che rende possibile la mobilità tramite la quale sistemi come l’iPad rappresentano una porta d’accesso a sterminati quantità di dati. Ciò richiederà grandi server per l’elaborazione dati, server che consumeranno nel 2020 circa 1.963 miliardi di kilowatt l’ora, “più dell’attuale consumo di Francia, Germania, Canada e Brasile messi insieme”.

Un approfondimento su Liquida sottolinea che difficilmente ce ne rendiamo conto, ma l’enorme mole di dati che vengono conservati nei Data Center, è una fonte di emissioni inquinanti in continua crescita. L’iniziativa di Greenpeace, tra gli altri, ha l’obiettivo di sensibilizzare Facebook che ha costruito un gigantesco data center a Prineville, nell’Oregon, optando per l’altamente inquinante carbone.

E allora se il 31 maggio era nata una marcia a sorpresa per lasciare Facebook a causa delle tanto discusse modalità di gestione della privacy degli utenti, questo rapporto di Greenpeace sembrerebbe bacchettare in toto il futuro del web: quindi se il Cloud Computing è il male bisogna distruggere il sistema dalla base?

Cloud computing

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