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Webdesign: Web 3.0 – Il web semantico

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Siamo ancora alla prese con il Web 2.0, stiamo cercando di carpirne tutti i segreti e già si parla di Web 3.0… è dura la vista del webmaster. Questo video di ICTv ci aiuta a comprendere le basi di questa nuova evoluzione del web.

I social network: opportunità di business -> Facebook ads

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Leggi il post originale da affaritaliani & mediterranei

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Fare business con Facebook (e non solo) si può: sono molte le aziende che si servono dei social network per le proprie strategie di marketing. Ad esempio, targetizzare un gruppo di amici di un determinato sport può essere particolarmente interessante per una società che produce abbigliamento sportivo. Ma è possibile anche tagetizzare i partecipanti ai videogame giocati sui social network. Secondo una ricerca effettuata nei mesi scorsi da Zoomerang per SLI Systems, quasi tre quarti dei dirigenti commerciali delle aziende americane ritengono che i social media avranno un grande impatto sulle loro strategie di marketing nel prossimo futuro. Per il momento, tuttavia, l’utilizzo dei social network a fini di marketing è ancora relativamente limitato, soprattutto a causa della mancanza di strategie precise in materia. In base a un sondaggio di Promo Magazine dello scorso maggio, finora solo il 16,9% delle aziende commerciali Usa hanno sfruttato a questo scopo i social network.

facebook ads

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Si chiama “engagement ads”, è la nuova forma pubblicitaria lanciata da Facebook ad agosto e che sarà visibile agli inserzionisti da questo mese. Si tratta di un modello pubblicitario più partecipativo. La pubblicità potrebbe apparire a tutto schermo, giocare sull’interazione dell’utente attraverso commenti a trailer o sondaggi su prodotti e servizi. Una volta completata l’azione il messaggio verrebbe inviato a tutti i contatti, alla stregua delle applicazioni e dei quiz che spopolano tra la comunità. Restano numerosi dubbi sulla scelta dato che è risaputa la diffidenza del web a forme di pubblicità invasiva. Gli utenti sono da sempre refrattari a forme pubblicitarie e non solo che ne rallentano l’esperienza di navigazione. Pubblicità, come monetizzare il bacino d’utenza: queste le prerogative di Facebook per ora. Come è emerso in questi giorni MySpace, sebbene disponga di un numero di contatti inferiori rispetto alla creatura di Mark Zuckerberg, realizza il 15,9% di incassi pubblicitari rispetto all’1,1% generato dal principale concorrente. Ma è solo un delle possibili opzioni. Per il momento la piattaforma di social network può contare su di un bacino d’utenza in grado di assorbire tentativi o scelte impopolari.

Sciopero e lutto di tutta la rete Internet italiana

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Leggi il post originale da blogosfere & ammazzablog

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“Regolamentare internet”, il premier Silvio Berlusconi, durante la visita al Polo tecnologico di Poste italiane all’Eur di Roma di ieri, ha parlato di un sistema per dare delle precise regole al web.

Una proposta, tutta italiana, che il Governo porterà sul tavolo del prossimo G8, “Porteremo sul tavolo una proposta di regolamentazione di internet in tutto il mondo, essendo internet un forum aperto a tutto il mondo” ha spiegato il premier.

Con poche parole e nessun dettaglio, il premier ha già attivato il tam tam di commenti in rete. L’iniziativa, scrive Paolo Galli, curatore del blog Usabilità, è inquietante. Mentre don Paolo Padrini, blogger di Passi nel deserto, si domanda se sarà davvero realizzabile e – prima ancora – auspicabile questa regolamentazione di internet? Regolamentare Berlusconi scrive Manteblog.

Su Wikio e Techorati moltissimi blog si stanno occupando della proposta del Cavaliere, proprio oggi che, dalle ore 17 presso la Camera dei Deputati (Sala delle Colonne – Via Poli 19, Roma), si terrà il convegno “Obama 1 mese dopo: la vittoria di Internet? Come Obama ha usato il web per vincere le elezioni”. Promosso da Codice Internet, da un’idea e in collaborazione con l’On.le Antonio Palmieri, il convegno vuole esaminare la strategia che ha permesso ad Obama di diventare Presidente degli Stati Uniti e sarà presentato in anteprima un censimento sull’uso di Facebook da parte dei politici italiani. Alla presentazione, moderata da Marco Montemagno, interverranno l’On.le Antonio Palmieri, l’On.le Paolo Gentiloni, Prof. Enrico Menduni, David Orban, Antonio Sofi, ed Edoardo Colombo.

Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi potrebbero essere un argomento caldo  dell’incontro alla Camera.

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Dal 4 Dicembre in poi partecipa alla mobilitazione contro la clandestinità di Internet in Italia:
BANNER DA UTILIZZARE PER LO SCIOPERO E LA PROTESTA (tutti i codici per inserirli nel tuo sito)
IL TESTO DA PUBBLICARE LO TROVI SOTTO

  • se puoi oscura il tuo sito con una pagina nera, il logo, il video ed il testo del nostro messaggio
  • se per ragioni tecniche non puoi oscurarlo, pubblica il nostro logo con il nostro comunicato (o una tua versione) sul tuo blog, sito, forum, social news con tag ”netizen clandestino”
  • inserisci il logo nel tuo profilo dei social network (facebook, myspace, netlog, etc.) oltre al messaggio “Netizen clandestino – anche tu rischi una denuncia – io sono in lutto per la libertà di espressione di Internet in Italia, e tu? Partecipa!” o un altro qualsiasi
  • contatta i tuoi conoscenti all’estero e portali a conoscenza di questa situazione.
  • invia via eMail uno dei nostro comunicati o un tuo testo, l’informazione volutamente ci ignora, partecipa al passaparola
  • registra un video con il testo della canzone B-landestino, pubblicalo su youtube con il tag “netizen clandestino”

TESTO DA PUBBLICARE SUL PROPRIO SITO O BLOG, DA INVIARE VIA EMAIL O DISTRIBUIRLO IN QUALUNQUE MODO

Sembra paradossale, ma è la realtá.
Anche il tuo sito/blog puó essere oscurato e tutti noi come Carlo Ruta possiamo essere condannati per stampa clandestina.
Infatti esiste una legge (N° 62 del 7/3/2001) che dice a chiare lettere che in Italia siamo tutti in situazione di illegalità.
E tu cosa vuoi fare? Aspettare che ti arrivi una denuncia perchè hai espresso le tue idee?
Se hai un blog, un sito, un forum in Italia rischi grosso, e noi ci rivolgiamo agli internauti di tutto il mondo perchè ci aiutino a difendere la nostra libertá di espressione. Ognuno deve dare il suo contributo aiutando a diffondere questo messaggio per difendere la neutralità e libertà di Internet.

Ed è fondamentale farlo ora.
Ora che il Parlamento italiano sta studiando una norma che metterebbe ancor di piú i bastoni tra le ruote di tutti noi che non usiamo questo mezzo per professione ma solo per passione e per far circolare le nostre idee.
Questa norma (DDL Levi) deve essere immediatamente ritirata e devono essere sottratti alla legislazione sull’editoria tutti i mezzi internet utilizzati per esprimere e diffondere informazioni ed opinioni se gestiti in forma amatoriale, indipendentemente dalla loro capacità di produrre profitti.
Hai ancora dubbi?
Ti basti sapere che l’On. Giulietti nel 2001, come relatore della Legge N° 62 dichiarò che:

La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso.”

A distanza di sette anni ed a causa di quella legge, uno di noi, Carlo Ruta è stato condannato per stampa clandestina ed il suo sito è stato oscurato. Le rassicurazioni di allora sono dunque state inutili come lo saranno quelle di ora.
Tu che ci stai leggendo, tu che sei uno di noi, non rimanere passivo.
Domani potrebbe capitare anche a te.
Facciamo sentire la nostra voce e coordiniamo insieme una lotta per poter continuare ad esprimere i nostri pensieri. A questo link troverai tutte le informazioni per fare anche tu la tua parte. Fai sentire a tutti il tuo grido di libertà.

No alla clandestinità, vogliamo la libertà.

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Berlu-Sky!!

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Leggi il post originale da voglioscendere

itresilvi

«Ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell’Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l’Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».

E’ proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per la pay tv? “L’espresso” ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell’Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.
Si scopre così che l’Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c’era persino stato un tentativo di corruzione.
Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l’agevolazione dell’Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.
Il fascicolo processuale però fu trasferito nella Capitale per competenza nel 1997. Nel 2000 il Gip Mulliri, su richiesta del procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del pm Adelchi D’ippolito (oggi capo dell’ufficio legislativo del ministero dell’economia con Giulio Tremonti) archiviò tutto. Nessuna rilevanza penale, quindi. Ma restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il ministero per l’abbassamento dell’Iva sulla pay tv: dal 1991 al 1995 quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi, Telepiù ha goduto di un’aliquota pari al 4 per cento. Un’agevolazione che allora Berlusconi non considerava scandalosa. Mentre oggi definisce “un privilegio” l’aliquota più che doppia del 10 per cento.
L’innalzamento dal 4 all’attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All’epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: «È l’ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv».

Il 25 ottobre del 1995, Mario Zanone Poma, (amministratore di Telepiù sin dalla sua fondazione) dichiarava alle agenzie di stampa: «L’innalzamento dell’aliquota Iva:
1) contraddice la sesta direttiva della Comunità Europea;
2) contraddice l’atteggiamento degli altri paesi europei verso aziende innovative quali le pay tv;
3) crea una grave discriminazione tra la pay-tv e il servizio televisivo pubblico».
In pratica il manager scelto da Berlusconi diceva le cose che oggi dicono gli uomini di Murdoch.

Effettivamente un ruolo dei comunisti ci fu. Ma a favore del Cavaliere.

Il Governo Dini voleva aumentare l’Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi) ma poi fu votato un emendamento di mediazione che fissò l’imposta al 10 per cento attuale. L’emendamento passò con il voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell’epoca, Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare surreale, fu duramente criticato dall’allora responsabile informazione del Pds (e attuale senatore del PD) Vincenzo Vita: «È squallido che Bertinotti abbia permesso un simile regalo a questo nuovo trust della comunicazione, figlio della Fininvest».

Il futuro è nella città dei single

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Leggi il post originale da cultumedia

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Nell’epoca dei vari “Yes, we can” e del bisogno di comunicare qualsiasi cosa a qualsiasi costo, nel contesto della crisi economica globale e del repentino cambiamento del clima, c’è in corso un’altra variazione nella società. Si prevede che nel futuro, non troppo lontano – 2026 –  un terzo degli abitanti dei paesi dell’Occidente vivrà da solo.

Ci saranno sempre più single felici alla ricerca di prodotti “mono” e di solitari spazi per singoli a dispetto di serene famiglie alla “Mulino Bianco” riunite attorno a tavoli abbondanti di cibo. Un cambiamento demografico che altererà il nostro modo di vivere e di lavorare, di rapportarci  con gli altri individui, ma soprattutto che cambierà il nostro rapporto con la città, con gli edifici, i prodotti e i servizi. Partendo da questa concezione dei single moderni e delle loro esigenze, due architetti olandesi KesslesKramer e Droog hanno collaborato per costruire una realtà dedicata ai “soli” single con le loro implicazioni sociali, legislative e ambientali.

Dal Giappone agli Stati Uniti, dall’Europa all’Oriente, ecco i moderni single: la vedova  e il divorziato, il professionista – di sesso maschile e femminile –  l’“uomo che non deve chiedere mai” e l’opportunista globale (l’eterno studente). E sono proprio loro che, per migliorare lo stile di vita, hanno bisogno di prodotti e concept ad hoc adatti a loro. Macchine con un sedile, letti a una piazza che si trasformano, cuffiette in cui si “ascolta” il silenzio, sedie volanti da appendere al balcone,  forniture per camere da single pronte in dieci minuti, vassoi che sono anche libri, poltrone e pupazzi per sentirsi meno soli mentre si dorme.

Filosofia al crollo e decollo degli avatar

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Leggi il post originale da cultumedia

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Un lungo arcano filosofico sull’identità e unità dell’io mai svelato. Fascio d’impressioni o frutto della memoria, superuomo o super partes, immagine divina o immagine terrena: questi sono i dilemmi. Essere e apparire, bianco e nero, bene e male: vero e proprio manicheismo storico. Alto e basso, maschi e femmina, biondo e bruno: in una parola “avatar”, ossia immagine scelta per rappresentarsi nel mondo virtuale del world wide web.
Al di là del bene e del male e dunque, al di là di ogni principio ontologico. Nel mondo come volontà e rappresentazione, è la realtà virtuale a offrire la possibilità di auto trasformare la propria identità e di configurare a piacimento il proprio io. Nel cyberspazio, l’avatar dimentica la filosofia tutta.
Veri e propri alter ego, gli avatar sono l’incarnazione fisica nell’era di Internet, regno di una moderna trasmigrazione delle anime. Amati e ricercati, personalizzati e particolari, gli avatar sono oramai diventati patrimonio dell’arte contemporanea. Usati come immagine personale nei forum, nelle messaggerie istantanee e nei giochi di ruolo, gli avatar permettono all’utente di praticare il proprio io, di essere “uno e molteplice”, “singolare e plurale” in un solo click, diventando personaggi di storie diverse e mostrando, così, la dialettica ricoueriana dell’identità come idem e ipse.  Soggetti, dunque, ad ogni tipo di  trasformazione e ad ogni genere di animazione, gli avatar sono le trasposizioni viventi dei gusti degli internauti, desiderosi di trasfigurare e di rendere fisica la propria personalità in forme e corpi immaginari, senza nessuna esclusione di gusti.

Un’esperienza nel mondo virtuale: il non-luogo della post-modernità dove milioni di persone si incontrano, costruiscono, commerciano e vivono assieme attraverso i propri avatar: alter ego digitali, strani cittadini di questi nuovi mondi.
Technoscapes (tecnorami-A.Appaduraj), movimenti di tecnologie che superando ogni confine, “forniscono risorse per l’immaginazione del sé come progetto sociale quotidiano”.

Web Tv: il futuro del Mainstream ancorato nel magma Webcontentisi

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E’ l’ambito di innovazione televisiva con il maggior fermento, come sottolinea il secondo Rapporto dell’Osservatorio del Politecnico di Milano sulle New Tv: nel 2008 le web tv hanno fatto segnare importanti passi avanti nel numero di operatori e di canali offerti al pubblico e nella raccolta di pubblicità. Un mercato emergente in cui si evidenziano tutte le caratteristiche di un nuovo business coniugato sul web. Come spesso accade da ormai quindici anni, il turnover su internet è molto alto: a fronte di un aumento di player e canali del 40% su base annua, si segna infatti una mortalità del 20% dei flussi esistenti nel 2007. L’anno in corso si chiude con un censimento di oltre 1000 canali, trasmessi da 500 operatori differenti. Attenzione ai numeri, però. Accessibile per definizione, il 40% dei canali ospitati sul web sono prodotti di scarsa qualità che non raggiungono il livello minimo di dignità editoriale, intesa come ripetitività e ricchezza del palinsesto dell’offerta. Il 29% dei canali disponibili oggi su internet è un flusso continuo, in calo rispetto al 36% di un anno fa, e solo il 9% è stato progettato e realizzato apposta per il web; gli altri sono canali già disponibili su altre piattaforme e trasposti in rete. Il restante 71% è costituito da contenuti on demand, sia generati dagli utenti (7%), sia realizzati da un soggetto editoriale (64%). È in questa categoria che si segnala un fenomeno significativo: l’aumento della presenza di aziende e Pubbliche Amministrazioni. Più di ogni altra piattaforma, infatti, internet è il fronte scelto per integrare e potenziare la propria comunicazione, per interagire con gli utenti e intercettare nuovi target di pubblico. Dati in crescita anche per quel che riguarda la raccolta pubblicitaria dedicata.
Il 60% dei canali nativi include iniziative di advertising, in crescita sul 52% di un anno fa; balza dal 12% al 37% il dato sui canali on demand con contenuto editoriale. Sfruttando la capacità di internet di aggregare contenuti, gli editori hanno inoltre iniziato a prevedere piattaforme aperte ai contributi degli utenti, portando l’offerta di UGC sui propri portali dal 5% al 16% del mercato. Ad ogni modo, il web si dimostra il contesto ideale per le sperimentazioni, sia sul lato produttivo sia su quello editoriale. “Ci piace vedere il fermento imprenditoriale e la vivacità innovativa che stanno caratterizzando in questo momento l’offerta di video sul web come un vero e proprio laboratorio in cui sperimentare nuovi concept”, sostiene Giovanni Toletti, responsabile della Ricerca. Strumenti come hyperlink, tag, related item rendono il flusso dinamico e modificabile a seconda delle scelte dell’utente, stravolgendo, di fatto, il concetto stesso di palinsesto. L’espressione di questo fenomeno più vicina all’esperienza classica di fruizione della TV sono i Personal Video Recorder integrati in alcune piattaforme IPTV o satellitari: librerie virtuali dei propri programmi preferiti, da organizzare in veri e propri canali personalizzati.
Nuove idee di TV, dunque, che domani potranno arricchire anche l’offerta dei broadcaster tradizionali. Senza contare che lo sbarco delle Web TV sui televisori è dietro l’angolo, trainato dallo sviluppo delle IPTV. Le premesse sono tutte nel lancio – negli Stati Uniti – del primo Widget Channel, iniziativa di Intel e Yahoo! che rende raggiungibili con il telecomando informazioni e funzioni delle community normalmente reperibili sul web: si possono già guardare in TV video pescati direttamente in rete, navigando o chattando sullo schermo anche mentre si guarda un programma. Più che un segnale, si tratta dell’affermazione di un nuovo paradigma: i canali nati per essere fruiti su un monitor hanno ora la possibilità di esprimersi anche di fronte a una sofa-audience, quel pubblico da divano tipicamente associato alla televisione analogica e, solo recentemente, a digitale terrestre e satellite. Un pubblico per definizione distante da tutto quello che è web-based.

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