Una scatola per un’altra. E se Internet sorpassa la tv? da www.dazebao.org

Gli italiani preferiscono il web. Maghi dei media e sacerdoti delle comunicazioni prevedono nel 2008 l’inizio della fine della tv nostrana. Lo dicono persino i giornali, è la rete il mezzo del futuro.cUna ricerca effettuata dalla School of Management del Politecnico di Milano in collaborazione con la Nielsen dimostra che il 54% degli Italiani ha appeso il telecomando al chiodo per dedicarsi alla tastiera.

Dall’indagine, effettuata su un campione di 3000 famiglie, 7000 persone circa, la popolazione italo-interneauta, composta da ultra quattordicenni, conterebbe più di 27 milioni di persone. E, dato sconvolgente, la maggior parte delle famiglie intervistate naviga dalle 20 alle 23, orario di punta dei palinsesti televisivi.

Bruce Sterling parla di Tv come teatro del futuro, ovvero di una sua prossima vita da media per pubblico di nicchia. Cyberfantascienza che fa rizzare i capelli soprattutto a quegli sponsor che hanno pagato milioni di euro per frammentare, veicolare, omologare la maggior parte dei programmi televisivi, con l’intento oscuro di colpire a fondo anche le coscienze degli spettatori, suggerendogli acquisti, comportamenti ed abitudini. Della tv di una volta, quella di Mediaset, BBC e Cnn “ci sono delle cose che si possono ancora riutilizzare. Le antenne per esempio”, ha affermato provocatoriamente lo scrittore americano, “per la trasmissione dati attraverso Wi-Max. Una tecnologia che permette di fornire accessi alla rete senza cavi non ad una singola abitazione ma ad interi quartieri”.

Youtube contro Grande Fratello, Wikipedia contro Vespa, Libero contro Emilio Fede: è guerra dei media da affrontare con le solite diagnosi da salotto, oppure una rivoluzione in corso, da interpretare e leggere con cura? Nel rifiuto e nell’allontanamamento da un servizio verticale, che mette in bocca allo spettatore le proprie scelte e gli riempie gli occhi di trash e banalità, lo spettatore si dimostra capace di fare delle scelte, di avere esigenze diversificate ed impellenti. Proprio la sera è l’orario di libertà dell’ “animale occidentale”: in pausa dal lavoro, al caldo nella propria abitazione, sente il bisogno di riconquistarsi uno spazio, di avere informazioni personalizzate, di creare dei collegamenti, di alimentare dei rapporti, di riempire il tempo libero con ciò che più desidera, sia a livello di passatempi che amicale o culturale.

Uno scontro Tv-Web potrebbe essere anche uno scontro esclusivamente commerciale, in quanto il web è già tv, contiene la tv, ma anche molto di più. Dalle piccole web-tv, alle gigantesche piattaforme private, doppioni-simil competitor delle pay per view da satellite o delle classiche in chiaro, fino alle radio-web-tv libere o fai da te, passando per i vlog e le comunità video: questo è quello che ci propone la Rete. Senza dimenticare la possibilità di utilizzare con piccoli software il proprio pc anche come televisore o i servizi offerti da alcuni siti di registrare e rivedere “free” in digitale i programmi richiesti dell’analogico. Dunque se internet contiene non solo la tv, bensì le tv, dove sta questa rivoluzione?

E’ il mercato che cambia e che non riesce però a catturare il suo pubblico. Internet si è affermato come media libero, non più organizzato dall’alto: pluricefalo ed in movimento. Una rete da milioni di nodi e miliardi di voci insomma. Propone diversi linguaggi e diverse tematiche, ma soprattutto la possibilità di interagire, di modificare il media, di intersecare i propri ruoli: spettatore uguale comunicatore. E se ad ottobre scorso gli introiti pubblicitari di Google in Gran Bretagna hanno superato quelli del canale commerciale Itv1, non c’è da sorprendersi: “L’attuale televisore è probabilmente l’apparecchio più stupido della vostra casa”. A scriverlo, nel popolare libro “Being digital” è stato Nicholas Negroponte, ingegnere informatico newyorkese, fondatore del MediaLab del MIT (Massachussets Institute of Technology) e ricercatore di punta delle nuove interfacce uomo-computer.

Lo studioso in un’intervista a La Repubblica del 2 Gennaio ha dichiarato: “Non riesco a immaginare alcun senso del guardare la tv tranne che per lo sport in diretta e forse la copertura dell’attualità politica, come i risultati delle elezioni. Da questo punto di vista l’Italia è particolarmente sconcertante per uno che viene da fuori, perché ci sono tanti di quei talk show e giochi a premi che le altre culture troverebbero piuttosto stupidi”. Riguardo all’estinzione del mezzo televisivo ha puntualizzato che “Tv è una parola sola ma rimanda a quattro cose separate: la produzione di contenuti, la trasmissione del segnale, l’apparecchio con cui la si vede ed un modello economico. E tutti e quattro stanno cambiando. La produzione dei contenuti sarà più agnostica rispetto ai display che li mostreranno, basti pensare all’emergere dei mobisodes, le miniserie da telefonino. La trasmissione del segnale userà esclusivamente l’Internet Protocol (IP), al che non sarà più tv ma solo bits. L’apparecchio non sarà solo il televisore ma tutta una gamma, dai telefoni ai muri-schermo, o le pareti esterne degli edifici. I modelli economici, già al plurale, lo diventeranno ancor di più, finanziati in modi così creativi da togliere il fiato”. Ed ha concluso: “Mi viene in mente un’ipotesi recente di pay tv in cui ti farebbero vedere gratis la partita senza il pallone, per vedere il quale dovresti invece pagare”.

Ma Internet è imprevedibile e finora “fortunatamente” ingovernabile. L’occhio del mercato taglierà le gambe del Web 2.0?  Che riduca o meno un fenomeno che è stato ed è tuttora di rivoluzione dal basso ad una sostituzione di scatole, con il semplice spostamento del vecchio modello economico televisivo,  è il dubbio amletico che aspetta chiarimenti dal 2008. Un’altra ricerca, quella dell’Interactive Advertising Association (Eiaa), conferma la tendenza pro-web negli stati europei. Anche in questo caso sono 7000 gli intervistati, di cui 1000 italiani, su 169 milioni totali. L’82% dei giovani fra i 16 e i 24 anni votano il Web a scapito della tv. Eppure non è certamente una novità che il rapporto dei giovani con studio, musica, giochi e posta da anni sia legato prevalentemente ad internet…

La stima di ore che i giovani tra i 16 e i 24 anni trascorrono davanti alla tv o navigando sul web porta le seguenti cifre: il Belgio è capofila, con 15,1 ore settimanali on-line contro le 11,3 trascorse davanti alla tv. Seguono Olanda e Norvegia, Francia, Svezia e Germania. L’Italia (14,5 on-line, 14,4 alla tv) è avanti nel sorpasso rispetto invece a Regno Unito e Danimarca, che preferiscono ancora il tubo catodico. Le attività più cliccate nel Bel Paese sono quelle di ricerca (76%), di e-mail (49%) e di chat (40%), mentre il download di film, musica e tv è del 18%, in ritardo rispetto al 52% della Spagna. Questo dato è spiegabile se collegato ai dati relativi alla diffusione della banda larga in Europa nel 2007, dove a guidare era l’Olanda con il 33%, mentre l’Italia era ferma in ultima posizione (16%).

Giuliano Noci, cui fa capo il team di ricerca del Politecnico, aggiunge un’ importante considerazione: “Tutti pensano che il World Wide Web possa soppiantare il piccolo schermo solo fra gli adolescenti, quelli magari che abitano nelle grandi città. È falso. Ha presente la famosa casalinga di Voghera? Ebbene, oggi è lei che naviga di sera.”

E l’informazione? I giornali, una volta cartacei,  rincorrono i propri spettatori, alle volte rinunciando alle proprie caratteristiche. Poi incontrano il web e ricorrono ai vecchi sistemi di sostentamento, sponsor: indiscriminatamente sponsor e padroni. Eppure l’informazione più cercata online continua ad essere quella orizzontale e di approfondimento: libera, professionale ed appassionata.

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