GIORNALISMO: WEB 2.0 O CARTA STAMPATA, QUELLO CHE CONTA E’ L’AFFIDABILITA’ da www.italianinnovation.it

Come cambia il ruolo del giornalista nell’epoca del web 2.0?

Lo abbiamo chiesto ad Emil Abirascid, giornalista collaboratore del Sole 24 Ore ed autore del blog Innov’azione sulla piattaforma di Blogosfere.

Intervista di Claudio Pavoni

WEB 2.0 O CARTA STAMPATA, QUELLO CHE CONTA E' L'AFFIDABILITA'

A partire da domani potrete leggere sulle pagine di Italian Innovation i contenuti redatti da Emil Abirascid, da anni legato al mondo dell’innovazione e della tecnologia, perfetto interprete della figura del giornalista 2.0.

Il citizen journalism è ormai sdoganato dall’ombra del sospetto?

Nel citizen journalism conta la reputazione che i singoli autori riescono a costruirsi. Se chi scrive e condivide notizie online dimostra di essere attento, preciso, veritiero oltre che pungente e costruttivamente critico, acquisisce il titolo di fonte affidabile. Se invece si scrivono fesserie, beh si sappia che su internet le fesserie hanno vita veramente breve. Se un giornalista bravo che scrive per un importante testata cartacea sa che può fare leva sul prestigio del nome del giornale, quello che scrive online non ha questo ‘appoggio’ quindi deve costruirsi la sua affidabilità e credibilità.

Chi si rivolge al pubblico di Internet tende ad assumere un ruolo partecipativo rispetto alle notizie che fornisce, cioè punta molto ad esprimere giudizi e opinioni. Soprattutto i blog sembrano aver cancellato del tutto l’assunto anglosassone secondo cui la notizia deve essere disgiunta dal commento. E’ giusto che sia così?

È giusto che ci sia chi cerca, indaga, analizza, approfondisce le notizie, che le scrive e le rende pubbliche. Allo stesso modo è giusto che ci sia chi, tra i lettori di tali notizie, abbia la possibilità di commentarle, arricchirle, smentirle, confutarle. Torniamo al discorso della reputazione: se scrivo fesserie sarò smentito nel giro di un microsecondo, se scrivo cose interessanti e nuove i lettori saranno felici di tornare nel mio sito per leggerle. La partecipazione del lettore è la vera chiave della differenza tra i media tradizionali e passivi e internet. Con lo svilupparsi del concetto di web 2.0 questo fenomeno sta vivendo una forte accelerazione. Gli editori di testate cartacee o di canali tivù che non comprendono l’importanza di questo fenomeno si stanno preparando a chiudere bottega.

L’organizzazione del lavoro nelle redazioni di stampa e televisione attualmente
è divisa nettamente per settori (politica, sport, economia, ecc..). Questa suddivisione di competenze sopravvive anche nel giornalismo on-line?

Sopravvive. Anzi ne esce enfatizzata la specializzazione. Ci sono autori che si appassionano a specifici aspetti della politica, dello sport, dell’economia o di qualsiasi altro argomento. Ciò non esclude ‘contaminazioni’, tutt’altro, per esempio occupandomi di innovazione in Italia scrivo di tecnologie quando racconto una nuova idea, ma anche di economia e finanza quando desidero illustrare i modi con i quali una nuova impresa può trovare i fondi per crescere, scrivo di politica quando analizzo il ruolo che le Pubbliche amministrazioni centrali e locali hanno nel sostenere o meno le nuove idee e imprese, se vuoi scrivo di ‘sport’ quando racconto delle business plan competition dove le idee si sfidano di fronte a platee di potenziali investitori.

Mi è capitato di leggere su un libro dedicato ai bambini che dire “l’ho letto su Internet” ha un valore molto inferiore rispetto all’affermazione “l’ho letto sul giornale” o “l’ho visto alla televisione”. Perché su Internet ci possono scrivere tutti e non c’è nessun controllo sulla veridicità di quanto riportato. Questo limite dell’informazione on-line è inevitabile o con il passare del tempo potrà essere superato?

Credo che la domanda vada posta in modo diverso: quando qualcuno mi dice: ho letto questa cosa sul giornale, l’ho vista in tivù, o l’ho letta su un libro, la prima domanda che mi viene da fare è: quale giornale? Quale canale tv? Quale libro? Chi ha firmato l’articolo o il pezzo, chi ha scritto il libro? L’affidabilità della fonte non è il supporto che ha scelto per diffondersi ma la reputazione che ha saputo costruirsi nel tempo. Lo stesso vale per internet: l’ho letto su internet? Si ma su quale sito? Chi l’ha scritto? Da chi è firmato l’articolo? Usando internet si imparano a conoscere le fonti affidabili e i siti che hanno la migliore reputazione. I giovani sono più avvantaggiati in questo: i miei figli non mi dicono vado si internet, ma dicono: vado sul sito dei Power ranger piuttosto che su quello delle Winx.

Internet tende a riprodurre le condizioni della tribù, spesso sviluppa temi e connessioni che sembrano destinati ad iniziati. Quando si tratta di argomenti destinati ai giovani ed ai giovanissimi la tendenza non è nuova, si può dire che sia caratteristica a tutte le nuove generazioni; ma se invece che essere circoscritto ai giovani questo linguaggio da iniziati finisse per diventare la cultura, il modo di essere unificante di internet, non c’è il rischio di vanificare un fenomeno che potenzialmente è in grado di far progredire tutta la società e non solo la parte più giovane e modernista?

È un inevitabile rischio che ogni cambiamento porta con se. Probabilmente quando è stato inventato il telefono in molti lo hanno rifiutato all’inizio. Certo internet è un sistema articolato, ricchissimo, chi vi si avvicina lo può fare per piccoli passi imparando a conoscere le tantissime risorse che vi sono: formazione, informazione, comunicazione. Ovvio i giovani hanno una marcia in più, sono la prima generazione che arriva quando internet è già una realtà, hanno fin da piccoli il pc in cameretta, imparano prima a manovrare la freccia del mouse che a tenere in modo corretto una penna o una matita. Ma questo è tutto tranne che un male. Ai meno giovani è richiesto un impegno maggiore, magari con un aiuto.

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