Verso la portabilità dei dati sul web da www.visionpost.it/

Google e Facebook, le due aziende che posseggono più dati personali sugli utenti, hanno aderito a Dataportability.org, un gruppo che studia soluzioni a favore della portabilità dei dati tra i vari servizi internet.

Facebook fa un altro passo avanti per diventare un sito aperto e per dimostrare interesse all’interoperabilità. Nello stesso modo agisce Google. Queste due galassie dell’universo del web hanno aderito infatti a DataPortability Workgroup, un’associazione nata per favorire la cosiddetta portabilità dei dati personali. Ovvero: in internet i servizi sono tantissimi e il dialogo fra loro è nullo. Se l’utente potesse navigare e usare questo o quello senza dover ogni volta passare dogane, portandosi dietro i propri dati e materiali, sarebbe un bel risultato per rendere i viaggi piacevoli e l’internet più scorrevole.

Google e Facebook sono le due aziende che posseggono più dati personali sugli utenti, in assoluto. Il loro contributo è dunque fondamentale e fa sperare che prima o poi l’interoperabilità dei dati possa davvero diventare realtà. Come fa notare Chris Saad, a capo del gruppo DataPortability, i mezzi esistono, ora serve la volontà. Le tecnologie OpenID e RSS sono quelle su cui si lavora per costruire i ponti fra i vari social network e non solo.

Facebook sembra un po’ tirata nell’avventura per i capelli. Come fa notare Cnet, solo una settimana fa il blogger Robert Scoble è stato bannato da Facebook per aver usato degli script di Plaxo proprio per esportare i suoi dati. Il che ha scatenato una pletora di reazioni. E siccome gli utenti premono, ora si cambia rotta. Del resto giusto un mese fa dal quartier generale del noto sito di social networking arrivava la notizia dell’apertura all’esterno, verso altre piattaforme: “la nostra piattaforma continuerà a evolversi, ma lo farà permettendo agli altri social network di utilizzare le nostre esperienze”, dichiarava appunto il portavoce Ami Vora.

Altro passo importante è quello che vede Google, Ibm e Verisign intenzionati ad aderire a OpenID Foundation per arrivare a una singola identità digitale degli utenti su internet. La fondazione infatti nasce proprio con questo scopo, che altro non è che il desiderio nascosto di ogni navigatore incallito, stanco di dover ricordare molteplici dati di accesso e di dover saltellare da un’identificazione all’altra. Google la sta già sperimentando sulla sua piattaforma blog.

Insomma, interoperabilità, unicità dell’identificazione, miglioramento dell’esperienza di navigazione, il tutto con il rispetto della privacy dei dati personali, sono i pilastri delle operazioni che questi nomi dell’hi tech stanno portando avanti. Con un sospiro di sollievo di chi usa giornalmente la Rete e sparge dati, effettua registrazioni, dimentica password e impazzisce fra le troppe caselle e-mail senza ricordare dove andare a recuperare il diritto di accedere ai propri servizi.

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