“Incontriamoci su Internet” Sette giovani si suicidano

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La sgrammaticata stenografia emotiva dei messaggi lasciati su Bebo, il social network degli adolescenti britannici, potrebbe nascondere un sinistro culto del suicidio che ha già falcidiato sette giovani di Bridgend, sonnolenta cittadina gallese. Si sono impiccati uno dopo l’altro, nel giro di pochi mesi, mentre sul sito, dopo ogni morte, comparivano monchi epitaffi in stile SMS. Una cosa è certa: si conoscevano tutti.

La polizia teme che persino il morboso cippo commemorativo virtuale possa alimentare una perversa illusione di immortalità su Internet: «Forse qualcuno di questi ragazzi si esalta all’idea di avere un tributo postumo sul sito», azzarda un’anonima fonte dell’inchiesta, ora in mano a un’apposita task force. La madre del ventenne Thomas Davies, che si è tolto la vita l’anno scorso a ridosso del suicidio consecutivo di Dale Crole e David Dilling, amici per la pelle e prime due vittime della serie, accusa Internet di alimentare un pericoloso senso di irrealtà: «Questi ragazzi non sanno comunicare i loro problemi con gli adulti. Devono poter parlare con qualcuno, anche solo per telefono. Invece passano ore davanti al terminale, o a mandarsi SMS».

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