CONSIDERAZIONI SUI MEDIA

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Si è tanto parlato nell’ultimo decennio di “vecchi” e “nuovi” media; alle prime entusiastiche voci tese ad esaltare la portata rivoluzionaria delle moderne tecnologie, sono seguite altre più prudenti credenze orientate piuttosto a rintracciare una continuità con i fenomeni espressivi precedenti. Fra i pochi intellettuali impegnati in quest’ultima direzione, Lev Manovich ci fornisce uno dei contributi più interessanti sull’argomento, in grado di abbracciare i cosiddetti new media confrontandoli con le convenzioni visive tradizionali. Nel suo noto libro “The Language of New Media”,[1] pubblicato nel 2001 dal Massachusetts Institute of Technology, lo studioso russo identifica due forme chiave delle attuali tecnologie: il database e lo spazio navigabile. Alle quali possiamo aggiungere l’occultamento dell’autore come tendenza generale dei media e la telepresenza come tecnologia fra le più radicali della contemporaneità. Caratteristiche che i media di natura informatica, la cui storia ha inizio nell’ultimo decennio del Novecento, senza dubbio amplificano, ma che ereditano dalle forme mentali già introdotte da fotografia e cinema nell’Ottocento.

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