Internet e libertà d’espressione: RsF invita istituzioni e utenti a non abbassare la guardia

Leggi il post originale da key4biz

Il rapporto analizza la situazione della libertà d’espressione su Internet in circa 60 Paesi e tira le somme sull’atteggiamento dei diversi governi nei confronti della libera circolazione delle idee sul web.
Il primo evidente riscontro di questa dettagliata osservazione è che i diritti degli internauti, degli editori e dei giornalisti on line hanno subito una forte regressione dopo gli attentati dell’11 settembre.
La lotta al terrorismo ha in effetti causato un rafforzamento del controllo della Rete, sia nelle democrazie che nei regimi totalitari.
Quattro Paesi Cina, Vietnam, Maldive e Siria continuano ad arrestare i loro cittadini, colpevoli di frequentare siti ritenuti sovversivi, mentre la censura delle pubblicazioni non cessa di estendere la sua portata, grazie allo sviluppo di strumenti e tecnologie sempre nuove per il filtraggio della Rete.
Alcuni Paesi adottano una strategia ancora più radicale. Cuba, la Birmania e la Corea del Nord riservano l’uso di Internet a una piccola minoranza della popolazione piuttosto che investire in costosi sistemi di sorveglianza.
Anche le democrazie, denuncia RsF, hanno però cominciato a limitare le libertà individuali degli internauti, con lo scopo di lottare contro lo sviluppo dei contenuti pedofili, di collaborare allo smantellamento di reti terroriste, di proteggere le loro industrie culturali contro la pirateria e la violazione del copyright.
E così, dice ancora RsF, nella maggior parte dei regimi democratici, Internet è sotto il giogo di un regime giuridico meno rispettoso della libertà d’espressione rispetto ai media tradizionali.
Fermo restando il giusto intervento nei confronti dei siti pedofili, xenofobi e razzisti che proliferano sul Web, bisogna però ricordare che questi siti non rappresentano che il 3% del traffico totale della Rete.
I poteri pubblici non possono e non devono ignorare questi siti: gli appelli alla violenza, il terrorismo, i messaggi inneggianti all’odio di qualsiasi tipo vanno combattuti, sempre però rispettando le libertà e evitando la confusione.
In Italia, in base allo studio di RsF, la lotta al terrorismo è una priorità del governo: questo obiettivo ha causato l’adozione di misure “pericolose per la libertà degli individui”.
Passiva da molto tempo, continua l’associazione “la società civile ha alzato la voce, nel 2004, riguardo la conservazione dei dati relativi al traffico Internet”.

La situazione nel nostro Paese è tuttavia definita “buona”. Il 9 aprile 2003, l’Italia ha adottato un decreto legislativo che traspone le direttive europee sul commercio elettronico. Il parlamento ha comunque interpretato il testo europeo in maniera equilibrata, senza cadere negli eccessi, ad esempio, della legislatura francese.

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