Chi ha il coraggio di parlare con Beppe Grillo?

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Il popolo degli arrabbiati e degli astenuti è accorso in massa. Libera protesta in libera piazza. Nel giorno della Liberazione l’eretico “che crea appartenenza per chi non riesce ad appartenere” è tornato. Il 25 aprile è andato in scena il secondo “vaffa day” di Beppe Grillo,la festa del politicamente scorretto, la fiera del populismo de’ sinistra, guest star anche il Torquemada di Uliwood Marco Travaglio.

La piazza eccitata dal comico genovese come un sol uomo ha messo stavolta nel mirino giornalisti e informazione. Dopo la vendemmia referendaria dell’otto settembre contro la Casta dei politici si è partiti con la raccolta di firme per altri tre referendum apocalittici: uno per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, uno contro il finanziamento pubblico dei giornali e il terzo per l’abolizione della legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo.

«Siamo la naturale continuazione dei nostri nonni, la continuità di quei valori dei combattenti che hanno anche lasciato la vita per una nazione libera, o quasi. Non siamo diventati una nazione libera».

Grillo ha alternato invettive sboccate, raptus bercianti e furore iconoclasta. Ha attaccato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Siamo andati a votare delle elezioni assolutamente incostituzionali, irregolari, fuori legge. Il presidente della Repubblica, Morfeo Napolitano, dorme, dorme e poi esce e monita. Dovevamo fare un referendum per cambiare la legge elettorale e lui ci ha fatto fare prima le elezioni, non dopo. È come mettersi il profilattico dopo». In un tripudio di applausi e urla, ha chiosato alla sua maniera: «Napolitano dovrebbe essere presidente degli italiani e non dei partiti. Non ci sono più i partiti». Gesto dell’ombrello e sotto con il Cavaliere. Il Savonarola del web si è scagliato contro Silvio Berlusconi (detto Testa d’asfalto) e la legge Gasparri che legittima il suo impero mediatico. «Pensate – ha ruggito Grillo – se Obama da presidente fosse anche il proprietario della Fox, della Abc e di altre televisioni». E ha aggiunto che «se Rete4 non andrà immediatamente sul satellite, come stabilito per legge, l’Unione Europea ci costringerà a pagare 300 mila euro al giorno da gennaio 2006». La rabbia non fa ombra al sogno di vivere in un Paese normale: «Voglio tivù come la televisione australiana, come la Bbc , pagata da chi la guarda». E ancora: «Siamo stufi che nei giornali e nelle tivù comandino banche, Confindustria, che dicono ai giornalisti quello che devono fare o scrivere. Telefonano alla sera per dare le scalette. Vorrei che nascesse un giornale pagato da chi lo legge e la stessa cosa vale per le televisioni».
Le reazioni del Palazzo non si sono fatte attendere. Centrodestra e centrosinistra ritrovano il clima da larghe intese per condannare parole e toni dell’artista genovese. Mentre Maurizio Gasparri (Pdl) ha denunciato di aver ricevuto insulti e minacce rivelando di avere paura (“Il delirio può diventare delitto”), il ministro della famiglia uscente Rosy Bindi (Pd) ha paragonato le parole di Grillo al qualunquismo di certa destra (“Non si capisce perchè Grillo contribuisce all’opera di rimozione e inquinamento culturale del 25 aprile che sta facendo una parte della destra, con le sortite di Dell’Utri e Ciarrapico e con l’indifferenza della Moratti e di Berlusconi che non sentono il dovere di partecipare alle celebrazioni”). Poi la pasionaria di Sinalunga ha rilanciato nei confronti del comico ligure l’accusa di creare divisioni. «Beppe Grillo ha scelto il 25 aprile per lanciare tre referendum che dovrebbero liberarci da un’informazione che ritiene asservita. È una grave provocazione: la libertà di stampa e d’informazione e la difesa del pluralismo sono principi costituzionali che si tutelano a partire da una corretta memoria storica e con la chiarezza sulle responsabilità politiche di oggi, non con attacchi di pessimo gusto al Presidente della Repubblica, testimone della Resistenza e garante dei valori della Costituzione, o utilizzando un linguaggio che fa di tutte le erbe un fascio».
Ma qualsiasi analisi deve partire da una premessa. Il fenomeno-Grillo è stato spiegato per sentito dire, criticato, screditato, messo nella centrifuga della delazione ma le ragioni del suo successo non sono state raccontate fino in fondo. Ci ha provato prima del simpatizzante libello di Andrea Scanzi solo il New Yorker, prestigioso settimanale dell’intellighenzia Usa, che ha dedicato all’artista ligure la copertina, un articolo di sette pagine, e la definizione di «Michael Moore italiano». Il giornalista Tom Mueller lo ha descritto come «un attivista con una geniale attitudine per la satira politica che ha galvanizzato gli italiani parlando di corruzione con irriverenza e humour». Tra i personaggi politici più popolari, secondo un sondaggio svolto in dicembre, Beppe Grillo ha un blog (beppegrillo.it) che riceve 250 mila visite al giorno, ed è l’ottavo sito più visitato di tutto il web, con una rete di aficionados che lo segue nelle piazze, nei teatri e in rete.

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