Splendori e miserie del blog

Leggi il post originale da nova100

Riprendo i tasselli del dibattito avviato con i miei post precedenti Blog, modelli cognitivi ed etica della comunicazione e Molto blog, poca partecipazione. Fin qui mi sono posto due fondamentali domande. La prima riguarda la capacità del blog di sostenere un’intelligenza di tipo collettivo, attraverso meccanismi di differenziazione e integrazione, competizione e collaborazione. La seconda riguarda la capacità del blog di promuovere forme di autoregolazione che ne tutelino la dimensione intersoggettiva. Si tratta, com’è ovvio, di due aspetti strettamente collegati. Se il blog non è uno spazio intersoggettivo, mi sembra difficile che possa valorizzare meccanismi di intelligenza collettiva basati su collaborazione/competizione. E quindi non saremmo autorizzati a parlare di un medium sociale.
La principale critica che mi è stata rivolta (si vedano i commenti ai miei post) riguarda il fatto che sarebbe sbagliato l’oggetto di analisi. Medium sociale non è il singolo blog, ma la blogosfera nel suo insieme. Capisco questo tipo di critica, ma osservo allora che l’ecologia della blogosfera appare debole – se non da quello etico – dal punto di vista cognitivo. In primo luogo perché non fornisce cornici di interpretazione, ovvero strutture della conoscenza che permettano all’utente di decodificare un universo conversazionale inesorabilmente piatto. In secondo luogo perché la blogosfera è governata dalle leggi di potenza caratteristiche delle reti “scale-free”: ognuno è in grado di pubblicare le proprie opinioni, ma solo quelle di pochi saranno notate e lette. Se vogliamo, questa è già una forma di controllo sul contenuto. Anche perché le leggi di potenza del web sono a propria volta condizionate da pochi attori, da Google a Technorati. In altri termini, la blogosfera non è il regno del “true sharing”, secondo la felice definizione proposta da Lawrence Lessig in The Ethics of Web 2.0: YouTube vs. Flickr, Revver, Eyespot, blip.tv, and even Google, ma piuttosto del “fake sharing”. Sarà per questo che, alla fine, la più ricca fonte di informazioni del mondo – Internet, appunto – non rende i propri utenti più informati.
Questo tipo di considerazioni mi porta a dire che i limiti del blog non trovano risposta nella blogosfera. Semmai potremmo cominciare a distinguere due tipi di blog: quelli narcisisti da un lato e i blog di gruppo dall’altro.
Sulla capacità dei blog di accrescere i livelli di consapevolezza e partecipazione politica ci sono opinioni discordanti, così come sul valore del cosiddetto citizen journalism.

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