Internet, le trasformazioni dello spazio mediatico e dell’ informazione

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Patrick Champagne, sociologo francese e allievo di Pierre Bordieu, analizza in un ampio lavoro su Acrimed le trasformazioni che internet sta generando sul campo giornalistico – I giornalisti professionisti non solo tendono a perdere il monopolio della distribuzione dell’ informazione, cioè il privilegio di decidere quello che deve essere pubblicato e messo quindi al centro della discussione nello spazio pubblico, ma perdono anche il loro potere di censura, spesso molto più efficace della censura che viene esercitata su di loro – Ma, per quanto riguarda i nuovi giornalismi, niente assicura che i progetti partecipativi e interattivi, quale che sia la sincerità (a volte incerta) dei loro autori, non verranno minati (se non lo sono già) e progressivamente assorbiti da logiche commerciali e obblighi di redditività: votati, di conseguenza, a sparire o a riciclarsi

I mezzi di comunicazione esercitano degli effetti sul contenuto della comunicazione. Così, come hanno mostrato gli antropologi, la scrittura ha modificato il modo di pensare: la comunicazione orale è un flusso continuo legato alle situazioni (si parla sempre qui e ora) mentre la scrittura permette di rendere autonomo il messaggio, di studiare il linguaggio in se stesso e per se stesso, di porre dei sillogismi, di conservare l’ informazione, ecc. Lo stesso, con la stampa, che permette la produzione in grandi quantità di opere (diversamente dai rari manoscritti gelosamente conservati e faticosamente copiati dai chierici), gli intellettuali possono farsi le loro biblioteche e consacrarsi totalmente al lavoro intellettuale invece di perdere il loro tempo in spostamenti per andare dove sono conservati i manoscritti rari; hanno a disposizione tutta la cultura del loro tempo e tendono a instaurare un rapporto meno sacrale con i testi, ecc. Gli stampatori/editori inventano, da parte loro, gli indici, i cataloghi, le versioni corrette, ecc. e cercano dei nuovi autori, cosa che suscita delle vocazioni fra i lettori che si chiedono “e perché non io?”.
Se questi esempi velocemente evocati mostrano le rotture che possono risultare dalla comparsa di nuove tecniche di diffusione, rimane il fatto che ogni volta emerge il rifiuto di vedere i cambiamenti in corso. Questo è un atteggiamento ricorrente soprattutto fra i soggetti dominanti, legati al vecchio stato di cose, che non vogliono credere alla fine delle loro posizioni e dei loro privilegi.
E’ per questo che i giornalisti “all’ antica” (gli editorialisti, i giornalisti anziani soprattutto) tendono a parlare di internet senza sapere bene di che si tratta e di che cosa ci si può trovare (un po’ come quei politici che stigmatizzano la “televisione che abbrutisce” ma non la guardano mai) e affermano, a partire da qualche esempio scovato chissà dove, che è un supporto su cui circolano voci non verificate, come se questo non fosse il caso anche della stampa scritta…

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