Cybersoviet (Introduzione)

Leggi il post originale da pazlab

“I processi di disarticolazione delle tradizionali identità di classe e di neutralizzazione della distinzione fra sfera pubblica e sfera privata (accelerati, se non provocati, dalla rivoluzione tecnologica e dai processi di globalizzazione economica, culturale e politica) vanno interpretati come passaggi catastrofici, oppure come opportunità di trasformazione rivoluzionaria? In che misura le istanze individualiste e libertarie, tipiche della tradizione americana, possono essere fatte proprie dalla sinistra europea, senza che ciò provochi uno slittamento verso esiti liberal-liberisti? Assumere acriticamente il modello “cyberdemocratico” made in Usa non significherebbe, per la sinistra europea, accogliere la lezione dei cybersoviet americani, bensì arrendersi alla cultura cyberpop e ai suoi valori, inequivocabilmente liberal/liberisti. Dai meccanismi di tagging (l’etichettatura di contenuti affidata alle comunità di utenza) agli algoritmi di Google (che organizzano i risultati delle ricerche assumendo come “voti” di qualità i link che puntano a una determinata pagina web), l’intera impalcatura ideologica del Web 2.0 poggia sul tacito presupposto che l’attendibilità di un’informazione (l’autorevolezza di un blogger, il prestigio di uno scienziato, la competenza di un professionista, l’onestà di un commerciante, ecc) venga misurata “oggettivamente” dalle varie forme di passaparola digitale, laddove questi automatismi socio-meccanici possono tuttalpiù misurare indici di popolarità che, a loro volta, rispecchiano precisi rapporti di forza in campo economico, sociale e politico. Ci si dirige verso il “cyberpopulismo”, le forme di “democrazia plebiscitaria” elettronica, che trovano in Internet uno strumento non meno adeguato del “vecchio” medium televisivo”.

Una Risposta to “Cybersoviet (Introduzione)”

  1. Cybersoviet: caro Carlo dovresti prendere in considerazione più opzioni non credi?
    di Antonio BRUNO

    Ieri Martedì, 3 giugno 2008, ore 18.00, presso la sala riunioni della Mediateca provinciale di Lecce è stato presentato il libro “CYBERSOVIET utopie postdemocratiche e nuovi media” di Carlo Formenti.
    Ho ascoltato tra le altre cose “Quando facevo il sindacalista dei metalmeccanici era facile per gli operai sapere chi era il nemico e l’azione di lotta era assolutamente consequenziale. Adesso chi è il nemico?” se lo domanda Carlo Formenti, è sincero! Questo suo libro “Cybersoviet utopie postdemocratiche e nuovi media” è il terzo di una trilogia che però è più in conflitto che in accordo , come è in conflitto lui che fa esclamare gli articolisti del Corriere, che meravigliati, guardano uno scienziato che fa autocritica. Ma Carlo Formenti è alla ricerca del nucleo fondamentale, è alla ricerca di se stesso, proprio lui che ha dovuto abbandonare il maestro Tony Negri (si proprio quello la!) rimanendone contaminato e segnato e con il quale continua a dialogare sulla teoria delle moltitudini, che non lo trova d’accordo, e che lo lascia orfano con un senso abbandonico che pare si porti sempre appresso. Lui Carlo Formenti, che ha proseguito con Alberto Abruzzese e con l’Analisi dei Media e poi infine è spiaggiato nell’esperienza anarcocapitalista americana.
    Tutto però ha avuto inizio quando ha tentato di mettere insieme ciò che converge in queste tre esperienze (lui le definisce tre radici) è in questo che è venuto fuori il punto critico, è questa nuova consapevolezza che qualcosa non funziona che non c’è il senso che lo costringe a prendere atto che la POLITICA VIENE ESPULSA, è costretto ad ammettere che la politica è sfera separata e il paradosso è che lo deve fare proprio lui che ha la politica la vorrebbe al centro se non prima di tutto.
    Negri glielo dice sempre della fine del politico, glielo racconta ma Carlo Formenti non è d’accordo!
    Carlo Formenti sostiene che la politica non c’è perché le moltitudini sono frantumate come un bicchiere di cristallo che cadendo si polverizza in mille pezzi. Carlo Formenti dice che questi frammenti, che poi siamo noi, si comportano in modo da instaurare la democrazia diretta, ma per il potere economico, per il capitale è facile inglobare tutto e farlo risultare funzionale al consumo, persino i NO GLOBAL sono consumo di pannelli salari, pale eoliche e biomasse! Il potere economico spalmato dappertutto che strumentalizza tutto e rende velleitario qualunque cosa! E allora secondo Carlo Formenti si dovrebbe tornare alla democrazia rappresentativa anche perché la sinistra non ha mai saputo introiettare la democrazia diretta, l’ha sempre repressa, e quando i gruppuscoli si sono staccati per fondare un loro partito hanno represso anche loro, al loro piccolo, microscopico interno, la democrazia diretta. La sinistra mal sopporta la democrazia diretta dice Carlo Formenti.
    E Formenti la descrive, descrive la democrazia diretta che ha un metodo faticoso, che prevede il confronto sino a raggiungere l’unanimità, anche perché la democrazia diretta prevede leaderschip carismatiche revocabili in qualunque momento, il movimento è generatore di leader carismatici funzionali alla bisogna e revocabili.
    Secondo Carlo Formenti l’11 settembre con le torri di New York crolla anche la libertà e l’anarchia della rete perchè arrivano i controlli. Qui cita Rodotà che a Roma ha ricordato l’asimmetria della trasparenza che può essere solo dei potenti, IL POTERE DEVE ESSERE TRASPARENTE il cittadino ha diritto alla privacy perché se al singolo chiedessimo trasparenza arriveremmo al GRANDE FRATELLO su scala planetaria!
    Infine Carlo Formenti dopo aver citato Battista che anche lui, dopo l’antesignano Nanni Moretti, chiede alla sinistra di dire o fare cose di sinistra e con Battista anche il nostro autore pare chieda la stessa cosa arriva alle conclusioni che, non risolvendo la crisi, sono per forza di cosa nostalgiche perché vorrebbero ridimensionato il paradigma liberal liberista e un ritorno alla narrazione tra gli uomini per raggiungere una coscienza di se che porterebbe secondo Carlo Formenti alla consapevolezza di classe.
    Le mie obiezioni le ho espresse dopo l’ascolto di quanto esposto in precedenza da Carlo Formenti. Alla sua suggestione nostalgica rimando la mia suggestione forse cruda ma oramai ineludibile. I saperi devono smascherare la nostra ipocrisia, gli scienziati come Carlo Formenti hanno il dovere di dire che l’11 settembre ci ha reso consapevoli che noi apparteniamo a una “CASTA” che consuma l’80% delle risorse mondiali e che l’organizzazione antropologica artificiale chiamata Stato Nazionale è oramai superata come lo furono a suo tempo le tribù e poi le città stato e che Internet, la rete, è la rappresentazione virtuale della realtà globale, planetaria di oggi che deve passare dal virtuale al reale.
    Già funziona così! Il barile di petrolio è a 140 dollari perché gli italiani (e non solo… ci vanno tutti) vanno a produrre in Cina ed in India. Che senso ha parlare di Stato Nazione Italia?
    Inoltre nella realtà Pianeta Terra c’è la materia per emancipare in maniera radicale e non liberal liberale!
    Un palestinese con 12 figli da sfamare sa chi è il nemico e sa cosa fare! Lo sa come lo sapeva l’operaio metalmeccanico che rappresentava Carlo Formenti da sindacalista. Solo che mi chiedo e chiedo a Carlo Formenti che una volta capito chi è il nemico, (ovvero noi che siamo a destra perché tendiamo a conservare i nostri privilegi mica perchè siamo coglioni) qual è la strada? Quella che stanno praticando i palestinesi? Magari caro Carlo dovresti prendere in considerazione più opzioni non credi?

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