“LA VITA SULLO SCHERMO”

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Sherry Turkle, docente di Studi Sociali nelle Scienze e nelle Tecnologie presso il Massachusetts Institute of Technology, ha firmato quello che si può definire un classico sugli studi sulla società del computer. Life on screen, pubblicato nel 1996, è uno dei primi punti fermi nel percorso di ricerca sulle relazioni sociali mediate dallo schermo. A dodici anni di distanza, con un ricchissimo reticolo disciplinare che segue il passo delle evoluzioni della “network society”, il volume della Turkle è utilissimo per misurare gli sviluppi dei processi comunicativi avviati dal computer e, al tempo stesso, aver un prezioso riferimento analitico su quel periodo, il cuore degli anni ’90, che in America ha visto crescere i primi fenomeni della comunicazione “via rete”.

Sembra entrare in gioco una sorta di “questione politica”, prima che sociale, in merito alla vita sullo schermo. Ed è tra le seconda parte del libro e la terza, intitolata “Su Internet”, che si tracciano le riflessioni su etica e principi di questa nuova società. La vita sullo schermo è vita artificiale, e porta con sé le possibilità di un’identità mascherata, molteplice, ingannevole e apparentemente per forza di cose “in crisi”. La questione politica in merito a queste nuove opportunità è principalmente una: quali rapporti hanno queste nuove identità che vivono sullo schermo, con la persona come la pensiamo tradizionalmente? I sé molteplici espandono o separano l’identità? Senza dubbio, “Internet è divenuta un laboratorio sociale significativo per sperimentare l’esperienza della costruzione e della ricostruzione del sé, che caratterizza la vita postmoderna. Ci modelliamo e ci ricreiamo all’interno della realtà virtuale”. E’ negli spazi virtuali che letteralmente “mettiamo in scena” i diversi aspetti della nostra personalità. Interessanti i rapporti presenti in merito a delle ricerche sull’identità sessuale in rete, dove l’utente, entrando con un “nickname” femminile, ha vissuto una vera e propria seconda vita sotto le forme dell’altro sesso (c’è ad esempio il “TinySex”, fenomeno emotivo di sesso virtuale compiuto sotto le sembianze del sesso opposto).

La vita online è complessa, è un campo per misurare i nostri modi di vivere (misurazioni distorte: serve una lente che riaggiusti poi l’ottica della nostra vera identità). Lo schermo del computer è il luogo dove andiamo interpretando i nostri stessi drammi, di cui siamo produttori, registi, attori: questa è la premessa di La vita sullo schermo. La vita reale è solo una delle tante finestre attraverso le quali vivere. Attraverso il computer, puntiamo all’annullamento delle differenze ed all’intensificazione delle personalità. Dialoghiamo, trasgrediamo, creiamo. Ed approfondiamo: nessuno studio sulla società delle Rete può prescindere da “solide basi”, quelle che, nel marasma interpretativo, riescono a fissare vettori d’analisi riscontrabili nella comunicazione fissa della Rete.

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