I media online nell’ era della distruzione creativa

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L’ analisi del futuro dei nuovi media attraverso sei domande chiave in un ampio articolo su Agoravox – Come si può guadagnare del danaro? C’ è un modello economico possibile? – Che cosa ci si può attendere dall’ evoluzione della pubblicità e degli inserzionisti? – Ancora: chi produrrà l’ informazione ? – E così via fino alla domanda ovvia: ma allora, che devono fare i media online? – Il dibattito è aperto e non ci sono risposte definitive, ma almeno una direzione è chiara: investire, innovare, fare evolvere le pratiche e la cultura delle redazioni – Tenendo conto comunque che il valore dell’ informazione “bruta” comincia a tendere verso lo zero.

Si parla tanto dell’ avvenire della carta stampata, ma c’ è un’ altra questione importante: quella del futuro dei media online. E’ da questa premessa che parte Francois Guillot (33 anni, consulente in Comunicazione, associato al Gruppo i&e, dove è incaricato delle strategie Internet) in un ampio articolo su Agoravox, per analizzare la situazione di quelle testate giornalistiche professionali che – dice – “impiegano e (sotto)pagano dei giornalisti e che hanno bisogno di un modello economico per sopravvivere”. L’ analisi tiene conto dell’ ampio dibattito che si sta svolgendo su questi temi in Francia (ma che si può ampiamente applicare a qualsiasi paese europeo) e si articola attraverso sei domande. A queste sei questioni Guillot non dà una risposta definitiva, spiegando che si tratta – appunto – di un dibattito aperto.
Ma ne vengono fuori ugualmente molte indicazioni.

Per esempio che non è vero che “In 20 anni di web in Francia, nel corso dei quali le sconfitte si sono succedute, nessuno può sperare di diventare ricco lanciando un sito di informazione”. Non sono d’ accordo con questa convinzione di Cédric Motte.
Per esempio che il modello fondato sulla pubblicità può avere la conseguenza di orientare il contenuto redazionale verso le informazioni più “popolari”.
Per esempio, ancora, che le difficoltà delle redazioni hanno come corollario la riduzione dei costi: riduzione degli organici, giornalisti pagati male, redazioni web focalizzate sulla selezione delle notizie e non sulle inchieste.

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