Migrazioni: utilizzare i media per “sentirsi a casa”

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I media come “cornice portatile” in cui infilarsi per “tornare a casa” nei momenti di spaesamento – Una tesi di un ricercatore della Iulm – Il caso della BBC, che non avrebbe più una funzione di integrazione culturale nei confronti delle ultime ondate migratorie, spinte così a rifugiarsi sempre di più nei media dei paesi d’ origine

Si parla spesso di come i media rappresentano i migranti, mai di come questi ultimi utilizzano i media per abbattere il confine che si portano addosso. E’ su questa tema che su Meltingpot.org, Alessandra Sciurba ha intervistato Tiziano Bonini, un ricercatore alla Iulm di Milano che ha appena finito la sua tesi di dottorato dal titolo “Turisti, migranti, vagabondi: tornare a casa/sentirsi a casa con i media”. Secondo il ricercatore, in particolare, i media possono essere “una specie di scenografia portatile, una cornice portatile che uno tira fuori nei suoi momenti di disperazione, di spaesamento, di nostalgia , e mettendosi dentro questa cornice, inserito dentro questa cornice, può temporaneamente e in maniera molto fragile sentirsi a casa”.

“è come se fossero delle piccole sfere disperse fuori dal territorio madre che ci rientrano virtualmente attraverso l’ uso dei media. Seguono il dibattito pubblico, il discorso pubblico, lo svolgersi della cultura nazionale del proprio paese non essendo fisicamente lì, sono diasporiche”

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