Scegliere di essere o essere senza limiti

sono il riflesso di ciò che il dogma mi ha detto di essere o di me stesso mentre mi osservo muovermi?

La gestione identitaria dell’internauta è uno degli elementi psicologicamente salienti del cyberspazio, universo dove alterare aspetti del sé come carattere, età, genere, aspetto fisico… fino al declino dell’identità nel simulacro “realtà vs finzione”. La questione è lievemente più complessa perché l’identità monolitica del reale non è necessariamente più “vera” dell’immaginaria identità poliedrica della rete.
E’ una costante che la macchinicità della mente cataloghi la realtà secondo meccanismi di azione-reazione al fine di rendendoci performanti in contesti familiari, ma ciò per mezzo di dinamiche che tendono ad adagiare sulla carne semantica strategie che altro non sono se non maschere di ruoli che differiscono sensibilmente dall’Io assoluto che tutti vivono nel proprio assordante silenzio: in sostanza si sta parlando di una diga alla fluidità dell’esperienza, perché “se è vero che so chi sono allo stesso tempo chi sono diventato è il frutto di scelte fatte che hanno precluso altre scelte”… ed è veramente deprimente associare l’identità ad una spugna defertilizzata sulla quale l’acqua non ha più effetto; la libertà nella sperimentazione e nella perpetua ricerca dell’oltre è probabilmente un percorso destabilizante, ma è forse meglio il dolce ed annebbiante annichilimento del vino-meanstream?

In rete oltre ad annientare il limite ingombrante della concezione negativa di queste maschere, si possono esplorare aspetti della propria individualità dei quali non si ha coscienza: la spugna non è più imprigionata dal dispotico monito: “sai chi sei! rendi conto a te stesso!! sii coerente!!!” in rete si ha la possibilità di amplificare percezione ed appercezione fino ad espandere il concetto di sé.

La stessa scelta del canale comunicativo esprime in qualche modo ciò che si è. Partendo dal presupposto che qualsiasi direzione si scelga di fatto implica un profondo percorso d’introspezione, chi si orienta alla comunicazione testuale preferisce le caratteristiche semantiche del linguaggio e probabilmente le dimensioni lineari, composite, razionali ed analitiche di sé, il cosiddetto “verbalizzatore”. Chi invece si basa su un ragionamento simbolico, immaginativo e sintetico sceglierà di esprimersi con le immagini, con avatar elaborati o dedicando molta attenzione agli aspetti grafici del proprio point of presence nella rete, il “visualizzatore”. O ancora la comunicazione sincrona che riflette spontaneità, libertà formale, prontezza e presenza temporale del sé, nonché quella asincrona dello stile meditato, riflessivo e misurato della comunicazione.

Qualsiasi sia il percorso l’importante è imboccarlo, qualsiasi sia l’innesco l’importante è trovarlo, qualsiasi sia il risultato l’importante è fruirlo, ma niente di tutto ciò sarà mai possibile se la spugna è sterile: che sensazione si prova mettendo i piedi nell’acqua sul bagnasciuga fissando l’orizzonte? Io faccio in modo di pensare che quei piedi siano la mente fluida e il mare la sconfinata possibilità di esplorazione..

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: