Temporalità percepita nelle società premoderne – falsificazione

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Nel testo “Il mito dell’eterno ritorno. Archetipi e ripetizione” Mircea Eliade sostiene che la ripetizione, la ciclicità dell’esperienza temporalizzata, è lo statuto fondamentale del tempo propriamente umano.

Eliade mette al centro del suo studio le società tradizionali, intendendo per tradizionali le società premoderne dell’uomo arcaico che «non conosce atto che non sia stato posto e vissuto anteriormente da un altro, da un altro che non era uomo. Ciò che egli fa, è già stato fatto; la sua vita è una ripetizione ininterrotta di gesti inaugurati da altri». Prima di agire cioè si ritorna verso un archetipo, un modello, un prototipo che funge da soluzione contro il problema del divenire del presente da cui ci si protegge.
In questo tipo di società si attribuisce valore di realtà proprio e soltanto a ciò che è una imitazione: «il gesto acquista senso reale solamente nella misura esclusiva in cui riprende un’azione primordiale»; tutto ciò che non è imitazione ripetizione, non è reale. Bisogna tenere presente che questa identificazione della realtà con la ripetizione porta a due conseguenze:

1) la realtà che conta è sempre impersonale o spersonalizzata: non è riferibile ad un io, ma al pronome indefinito si;
«La realtà si acquista esclusivamente in virtù di ripetizione o di partecipazione; tutto quello che non ha un modello esemplare è “privo di senso”, cioè manca di realtà. Gli uomini avrebbero quindi la tendenza a divenire archetipici e paradigmatici. Questa tendenza può sembrare paradossale, nel senso che l’uomo delle culture tradizionali […] si riconosce come reale, cioè come “veramente se stesso”, soltanto nella misura in cui cessa proprio di esserlo».

2) la ripetizione abolisce il tempo: colui che ripete l’archetipo non ritiene di imitare in un certo momento ulteriore, storico, profano, qualcosa che avvenne allora, in illo tempore; la ripetizione è una identificazione piena e completa con il momento originario.
«Nella misura in cui un atto (o un oggetto) acquista una determinata realtà per mezzo della ripetizione di gesti paradigmatici e solamente per questo, vi è l’abolizione implicita del tempo profano, della durata, della “storia” e colui che riproduce il gesto esemplare si trova così trasportato nell’epoca mitica, in cui avvenne la rivelazione di quel gesto esemplare».

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