La “funzione dialogica” della comunicazione virtuale

Leggi il post originale da cultumedia

La comunicazione virtuale, surrogato di quella reale, e la globalizzazione come fenomeno in grado di creare una cultura mondiale, costituiscono i due fenomeni maggiormente attivi negli ultimi anni. Ma cosa è cambiato nelle relazioni personali? Gli scenari nuovi aperti dalla globalizzazione hanno sicuramente incentivato la diffusione di una cultura di massa al di fuori dei confini nazionali. Ma si può davvero parlare di diffusione culturale?
Se un tempo era la prossimità reale e fisica a favorire i rapporti interpersonali, oggi il suo primato va alla “vicinanza” virtuale. Gli ambienti di socializzazione per eccellenza sono stati affiancati da spazi e piazze virtuali in cui è possibile fare incontri, scambiarsi idee, opinioni, creare proprie pagine personali, forum e quanto di più disparato ci sia per…comunicare. Ma la comunicazione virtuale è vera comunicazione? Qualche dubbio assale e si consolida nel momento in cui si pensa ad un chattare frenetico con cinque o sei persone contemporaneamente, che cercano di saziare l’uno con l’altro un desiderio inarrestabile di “parlare”. E’ vero dia-logo? Sono parole che si esprimono lungo un discorso di senso o semplici espressioni decontestualizzate e prive di ogni minima ombra di comunicazione? Discutere, argomentare, trovare un punto di contatto è possibile “senza pelle” mediante le nuove tecnologie? Grazie alle moderne forme di comunicazione è oggi possibile crearsi delle identità “altre”, delle vesti da indossare, in cui ognuno può riconoscersi per affinità o per diletto con l’intento di mostrare all’esterno quella parte di sé che più gli piace o che semplicemente non possiede. Nickname, domini, chat e forum sono parole ormai entrate nel lessico comune con la stessa forza ed intensità con cui si sono imposte nella nostra quotidianità. Non poche sono le persone che inviano ogni giorno mail, comunicano con gli altri nelle chat pubbliche dove trovano la possibilità di nuovi e inaspettati incontri o in piazze come quelle di Messenger o di Badoo. Tutti all’affannosa ricerca di comunicare anche se si ha poco o nulla da dire, tutti a condividere nella cultura della libera circolazione le proprie immagini, le proprie opinioni, i video personali in un eccessivo quanto preoccupante desiderio di divulgazione. Si parla di queste nuove forme di socializzazione come di “ultime frontiere” della comunicazione, ma qualche perplessità sorge se ci sofferma solo per un attimo a riflettere su questo concetto, apparentemente semplice e in realtà ricco di implicazioni. Utile a tal riguardo può essere la posizione assunta dal Prof. Massimo Cacciari, noto accademico e sindaco di Venezia, che si è più volte interrogato sull’argomento e in un’intervista ha dichiarato:“Il mondo non è più semplicemente suddivisibile in civiltà in classi sociali, ma il pianeta è sempre più un insieme confuso o apparentemente confuso di elementi… per cui occorre cercare di rendere questa confusione “dialogica”… così occorre che queste distinzioni di cultura, di linguaggio, di civiltà, di religione diventino elementi di un rapporto dialogico… Il problema si affronta davvero con una vera cultura dialogica, altrimenti si ottiene o la guerra o l’omologazione universale, ed entrambe le soluzioni non sono adeguate

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