FAKEBOOK oltre il fenomeno di costume globale

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Un nuovo ‘sessantotto’ è scoppiato in rete, dopo anni in cui sembrava che Internet avessegià visto tutto il social network “democratico” sta sconvolgendo la vita di milioni di persone. Queste in breve le conclusioni tratte da un’indagine conoscitiva pubblicata da TecnologiaITALIA , l’associazione per l’innovazione che compie la prorpia missione di valorizzare e promuovere una rinnovata cultura tecnologica nazionale basata sui principi della fruibilità, dell’accessibilità e della condivisibilità. Il successo del faccialibro si basa, dunque, sulla semplicità d’uso e l’interattività, tanto che nel nostro paese già molti personaggi  famosi hanno intuito le enormi potenzialità di questo mezzo:  Luca Barbareschi, Giorgio Faletti, Daniele Piombi e Francesca Chillemi, giornalisti come Luca Telese e Enrico Cisnetto e perfino politici come Daniele Capezzone, Antonio Palmieri, Luca Zingaretti ed Enrico Letta, per citarne alcuni. Non ultima tra le attrattive del ‘rivoluzionario’ strumento, infatti, quella di poter ‘intercettare’ e farsi accettare tra i contatti di Vip, gente comune, politici, seppure con il beneficio del dubbio sulla loro reale o simulata identità. Il fenomeno del furto della personalità si chiama Fake (letteralmente “falso”) ed è così diffuso su sito tanto da spingere qualcuno a soprannominarlo scherzosamente “Fakebook”.Certo è  che i social network ed in particolare Facebook, Linkedin e Myspace, che molti si ostinano ancora a considerare una moda passeggera, rappresentano  invece una vera e propria rivoluzione che sta modificando l’approccio degli utenti nei confronti di internet, rendendolo sempre più un sistema di comunicazione e di interazione tra i gruppi sociali. Non siamo di fronte ad una moda, quindi, bensì una killer application che, come il cellulare, gli sms e le e-mail, sta cambiando la nostra vita quotidiana, diventando  sempre più uno  strumento di lavoro, di socialità e di comunicazione e di conseguenza possibile preda di spammers, virus e fake”. Ma se negli anni sessanta ci fosse stato il facebook, avete mai pensato cosa ne sarebbe stato della tanto osannata rivoluzione sessuale?

2 Risposte to “FAKEBOOK oltre il fenomeno di costume globale”

  1. lucyintheskywd Says:

    se si pensa che fa notizia la cancellazione dell’account di questo povero onesto cittadino, la cui unica colpa è di essere un orsetto di peluche, si capisce che si sta stigmatizzando un tantino la cosa…

  2. ma di fatto il discorso è più generalizzato

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