Oltre l’interpretazione del Sé

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In qualsiasi manuale di Sociologia che si rispetti, la presenza di corpose pagine dedicate all’Interazionismo Simbolico è d’obbligo. Questa scuola di pensiero – sviluppatasi negli Stati Uniti tra gli anni ’30 e ’60 del Novecento e largamente influenzata dalla Psicologia Sociale –  concentra la sua analisi sulle dinamiche attraverso le quali si creano significati socialmente condivisi nella vita quotidiana. Come suggeriscono Wallace e Wolf, l’Interazionismo Simbolico considera “gli individui (…) come artefici attivi della propria condotta che valutano, interpretano, definiscono e progettano le loro azioni, anziché  come esseri passivi guidati dalle forze esterne (Wallace A., Wolf A., 2000:210). Alla base di questo processo interpretativo delle azioni si innesta l’insieme di simboli e conoscenze condiviso da tutti coloro che sono coinvolti in una determinata situazione sociale. Herbert Blumer (1900 – 1987) uno dei maggiori teorici dell’Interazionismo Simbolico – che tra l’altro ne conia il nome, definendolo un neologismo un po’ barbaro (209) –, riprende e sviluppa le prime teorizzazioni di George Herbert Mead (1863 – 1931) a proposito del , quel processo sociale attivo di interazione che l’individuo instaura con la propria persona distinguibile in due fasi fondamentali: l’ Io, che Mead considera come l’impulso ad agire senza prendere in considerazione gli atteggiamenti organizzati degli altri, e il Me, le prospettive del proprio essere che vengono percepite e assimilate.
L’individuo, quindi, non è visto come  passivamente preposto a ricevere e rispondere allo stimolo esterno, bensì capace di interagire con se stesso, indicare le situazioni che deve affrontare e organizzare la sua azione secondo una sua interpretazione (216). In buona sintesi, se per altre scuole di pensiero l’agire umano viene inquadrato attraverso una cornice meccanicistica di “stimolo – risposta”, secondo l’Interazionismo Simbolico in questa dicotomia dev’essere aggiunto un termine intermedio, in modo da poter avere un modello “stimolo – interpretazione – risposta”. Gli esseri umani – sostiene Blumer nel definire le linee guida del suo pensiero – agiscono nei confronti delle cose sulla base dei significati che tali cose hanno per loro; il significato di tali cose deriva dall’interazione sociale che il singolo ha con i suoi simili; questi significati sono trasformati ed  elaborati attraverso un processo interpretativo del singolo (Izzo A., 1994: 381). Ed è proprio con quest’ultimo passaggio che Blumer introduce uno dei concetti fondamentali per gli sviluppi dell’Interazionismo Simbolico, ovvero quello di “autoindicazione”, un processo attraverso il quale gli individui segnalano a se stessi lo stimolo e sempre a se stessi forniscono un’interpretazione del manifestarsi dello stimolo (Wallace A., Wolf A., 2000:226).
Ma come viene messo in pratica questo processo di autoindicazione? Secondo i teorici dell’Interazionismo Simbolico, e in particolar modo Mead, l’individuo interagisce con se stesso – ovvero con il proprio Sé – per dare senso alle sue esperienze quotidiane attraverso quello che comunemente indichiamo come “parlare tra sé e sé “. Un meccanismo, cioè, che dà vita ad una conversazione interiore che coordina l’azione futura, anche grazie all’assunzione del ruolo altrui, durante le interazioni che affrontiamo quotidianamente. In questo elaborato proveremo ad individuare e analizzare le diverse strategie che vengono messe in atto per rappresentare questo processo all’interno delle narrazioni che ci vengono proposte dai diversi mezzi di comunicazione. In particolar modo ci concentreremo sui fumetti, sui cartoon e sull’audiovisivo in generale (fiction, cinema) proprio perché (secondo chi scrive) all’interno di questi macro-contenitori di narrazioni possiamo trovare gli esempi più stimolanti e le tecniche più raffinate impegnate nel restituire all’interazione “immaginata” il maggior grado possibile di verosimiglianza con la realtà.

2 Risposte to “Oltre l’interpretazione del Sé”

  1. un blog interessante, il tuo…

  2. grazie!
    ma credo che molti (e tanti anche più valdi del mio) rimarranno nel silenzio.. cmq si! adoro leggere le cose che pubblico😉

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