Il tempo è rappresentato da ciò che ne si fa: Facebook vs Blog

Leggi il post originale da messaggero techup ilsole24ore estense

Da sabato non sarà più possibile trovare profili personali su Facebook utilizzando i motori di ricerca. E’ questa la novità più importante introdotta dalla nuova regolamentazione del social network più in voga del momento. La risoluzione. «Cambieranno diverse cose a partire da sabato. I profili degli utenti di Facebook non saranno più visibili dall’esterno. Le notizie personali non correranno più così velocemente nel web». La risoluzione che stabilisce le prime regole per i social network era stata approvata venerdì scorso da 78 autorità della privacy, tra cui anche quella italiana, riunite a Strasburgo. I rischi. Questo perché «Facebook, come altri social network nasconde diversi rischi, che la maggior parte delle persone ignorano: sono tre di cui due legati alla privacy. Il primo problema è il diritto all’oblio: deve essere consentito agli interessati un rapido e facile diritto di accesso e rettifica dei dati. Inoltre Facebook conserva nei server i dati personali dell’utente anche dopo che noi li cancelliamo. Infine i furti d’identità: molte persone si spacciano per altre, non c’è verifica». «Dati non trattati con la massima tutela». «Si apre tutto un grande discorso, ossia quello della responsabilità dei dati gestiti. Anche Facebook, come altri social network e motori di ricerca, hanno bisogno di nuove regole. I motori di ricerca sono utilissimi, ma attraverso Google, per esempio, possiamo sapere tutto di una persona. Possiamo riuscire a identificare un individuo. Questi sono dati che dovrebbero essere trattati con la massima tutela».Si moltiplicano i casi di cronaca in cui i social network sono tirati in causa, dall’eveto tragico del marito che ha ucciso la moglie perché aveva scoperto che nel suo profilo non aveva fatto menzione di essere sposata, oppure datori di lavoro che vanno alla ricerca di tracce sospette nella vita dei propri dipendenti  attraverso questi siti. I 78 garanti per la privacy hanno quindi deciso di mettere delle regole per limitare questi fenomeni, per esempio imponendo ai siti di social networking di rendere inaccessibili i dati degli utenti ai motori di ricerca, previo consenso dell’utente stesso.

Ad ogni modo la novità sostanziale del fenomeno WEB 2.0-> 3.0 [semnatico] è l’arrivo sulle piattaforme di social networking di centinaia di migliaia di persone, mai iscritte prima a simili servizi, in larga parte a digiuno di blog. Un passaparola intergenerazionale che ha innescato un circolo virtuoso, stuzzicando l’interesse dei media, già colpiti dai numeri di Facebook – globalmente il network ha oltre 110 milioni di membri – e dalle sue potenzialità economiche: circa un anno fa Microsoft attribuì al l’azienda un valore di 15 miliardi di dollari. I social network uccideranno i blog. Fino a non troppo tempo fa, i blog erano visti come la punta di diamante, la parte più avanzata dell’Internet collaborativo, partecipato e “dal basso”. Il punto più estremo dell’ormai noto Web 2.0. Nella modalità d’informazione risiede il punto forte ma allo stesso tempo debole dei social network. Se un blog permette di articolare concetti complessi all’interno di un contenitore semplice, i social veicolano concetti estremamente semplici in un contenitore relativamente complesso. I network sociali non uccideranno i blog più di quanto i blog abbiano ucciso le testate giornalistiche. Il futuro dell’informazione sta nell’integrazione e nel pluralismo della stessa. L’integrazione delle modalità informative sarà il futuro del Web ma niente, almeno per ora, è destinato a morire, ma solo ad evolversi.

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