Internet è informazione: WikiLeaks fa paura ai potenti

La puntata di Sky tg24 Pomeriggio di oggi era incentrata sulla vicenda che vede contrapposto il Governo USA a WikiLeaks sulla pubblicazione di 91.000 documenti sull’intelligence che ritraggono la questione Afghana in maniera più preoccupante dei documenti ufficiali, e sulla nuova legge islandese a tutela della libertà di informazione.. in contrapposizione al DDL intercettazioni [bavaglio] all’italiana.

In sintesi le conclusioni potrebbero essere che:

“l’accesso all’informazione di per sé non è l’obiettivo ultimo: molte fonti e molti dati sono rilevanti solo in funzione della facoltà d’interpretazione di chi ne prende visione, e proprio per questo il giornalismo autorevole fornisce una mediazione consapevole che permette al cittadino di non essere esposto solo a rumore.”

“se in Italia con la legge, poi nominata bavaglio, è stato proposto un comma che equipara un blog a testata giornalistica, esponendolo ad eventuale rettifica da parte di terzi, una legge Islandese introduce lo scudo ai blogger che permette la pubblicazione di qualsiasi materiale anche riguardante questioni militari e politiche (in studio ci si chiedeva se tela iniziativa possa dare margine di manovra ai mestieranti della calunnia)”.

Fermo restando che come fonte d’informazione Wikileaks rimarrà nella storia, e che il dato grezzo in sé necessita di mediazione, di un racconto che susciti emozioni nel lettore, non è da sottovalutare il fatto che i rapporti di forza tra stampa e politica hanno creato la realtà; “Il linguaggio politico è progettato per rendere veritiero il suono delle bugie e l’omicidio rispettabile.. è progettato per far sembrare solido il vento” George Orwell

C’è da inignarsi per il video – aprile 2010 – sempre di Wikileaks che mostra gli omicidi USA?


Non sono più i tempi del paranoico bispensiero orwelliano, un pensiero che esige l’adattamento della mente alla realtà così come definita dal partito; con il giornalismo partecipativo ogni cittadino ha la possibilità di partecipare alla creazione della tavolozza mondo: le persone andrebbero educate alla rete, educate a monitorare, condividere e partecipare, e non controllate nelle loro iniziative.

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