Archivio per morte

Suicidio su Internet in nome della realtà

Posted in Cinema e Fotografia, Web e Comunicazione with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 13 novembre 2010 by realuca

Facebook, Google, e la cultura condivisa sono i totem di questo tempo, ma quando neanche esisteva il cellulare come si viveva? Cultumedia parla di “deformazione  nel concetto di socializzazione” per cui si diventa sempre più indisponenti nei confronti del prossimo, e sul Sussidiario si legge della tragica notizia di un 24enne dipendente bancario che si suicida in streaming per problemi sul posto di lavoro. Due facce di una stessa medaglia che si chiama dipendenza da Internet.

Grande è l’attesa per il prossimo film in uscita di Fincher “The Social Network” e nel frattempo in rete impazza un video che TROPPO bene descrive la vita di molti.

In generale siamo sovraesposti a stimoli, immagini ed emozioni, ma è bene ricordare che la vita è “lenta” e che le relazioni vanno coltivate lentamente perché si possano radicare, invece spesso si divorano nell’intento di vivere quelle emozioni: “tutto è intorno a te” NON E’ VERO.

È paradossale pensare come si vivano scene già viste in stile “la vita come un film”, paradossale perché realizzare film è un processo lento, pieno di momenti morti e di silenzi imbarazzanti che il più delle volte viene condiviso con persone lontane dal modello Wired e molto più vicine a quello Boris.

La vita è banale ma molti preferiscono sognare, e per sfuggire a questa paranoia io cerco di portare testimonianza della realtà fotografando i pollici delle persone che incontro, tu potresti mandare un poke ad alcuni dei tuoi amici su Facebook e cancellare chi ti risponde. È solo una provocazione per non dimenticare che la realtà mediata non è vera.

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La società umana è prossima all’estinzione -> un post sul “mktg identitario” e due mesi di Milano

Posted in Attualità ed Attivismo with tags , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2009 by realuca

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“L’uomo è destinato all’estinzione: se ha inventato indumenti comodissimi e per ¾ della sua vita si tortura in vestiti scomodissimi per perpetrare lo status quo.. è destinato all’estinzione!”

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Il mistificato lato oscuro della modernizzazione della società è proprio la postumanità: se una volta si parlava di protesi tecnologiche per una vita più vivibile, oggi l’inclusione forzata in processi semantici complessi, oltre la reale e contingente necessità, “libera” l’individuo nella solitudine. Questo stupro nel quale è la pelle dell’identità che ha la peggio, la pelle di carne si priva proprio della carne per la pelle meccanica fatta di rapporti basati sulla condivisione di esperienze dove tutti gareggiano con se stessi per colmare il gap col “contesto”, quello spazio dove ognuno è supporto, è protesi di sé stesso e per questo portatore di senso.

Ma tenere il passo è la regola! la condivisione comunitaria lascia spazio all’unica comunità: quella globale. Il cittadino ha come imperativa funzione la comprensione del proprio ruolo, e in ciò non tramite il contatto e la relazione, bensì tramite le aberranti sovrastrutture che vanno deglutite in fretta per stare al passo. Per avere anche solo vagamente un’idea olistica della realtà si sente in ritardo: nella complessità è avventato avere un’unica solida idea, nonché naif essere sprovvisti di un’idea guida; un ossimoro che superato il trauma dell’incomprensibilità del tutto, motiva nell’unico auspicio possibile → l’integrazione.

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“Il business del contrabbando dei codici a barre è la piaga del XXII secolo; è più di cent’anni che il governo mondo alloca questi ID necessari per l’accesso alla sanità, di fatto monopolio istituzionale; il dramma di questi tempi è l’inquinamento, ad oggi una piaga così incontenibile da deteriorare irreversibilmente il corpo che necessita d’impianti di protesi tecnologiche. Il movimento anticyborg sono anni che reagisce violentemente a questa rete di IP umani con azioni sovversive tramite un finanziamento subdolo e antiumano: gli anticyborg liberano l’uomo sequestrando “persone libere” per venderne i codici a barre, nonché la carne. Il corpo umano è diventato un prodotto per politicanti e terroristi, e le prospettive di salvezza del genere umano tutto è minata come mai fino ad oggi.

Vi sto solo chiedendo di reagire!” Messaggio ricevuto il 21/12/2012 a Parigi.

E fossimo già ora un prodotto? Fossimo veramente terreno di scontro tra oscuri interlocutori che gareggiano per accaparrarsi il maggior numero d’individui per raggiunger e il proprio scopo? Siamo bombardati quotidianamente da informazioni che affermano proprio questo, ma da altrettante che allo stesso le smentiscono in nome della libertà del singolo e della sua smisurata possibilità di accesso alle fonti. Ti crei la tua opinione, ti senti libero di pensare, di speculare anche le fantasticherie più lugubri, ma in fondo sai sempre cosa fare, e fai sempre la cosa giusta: sei solo sedotto dell’egemonia, tra dinamiche culturali-identitarie autoperpetranti che ti inducono ad accettare il sistema mondo per come si presenta. Il paradosso è che la continua razionalizzazione che fai del realtà percepibile è spesso solo una proiezione di ciò che il tuo istinto neanche lontanamente scaturirebbe.. ma spesso ti contraddici, forse ti sorprendi, il più delle volte semplicemente stenti a definire la tua posizione nel mondo spaziando tra lo schizoide e il nichilista. L’accesso alle sterminate fonti d’informazione satura la percezione, e la necessità di comprensione spinge verso l’isolamento in un meccanismo di (auto)controllo che rende semplicissimo recintare l’essere umano grazie alla costanza d’irrorazione dell’informazione stessa.

Il vero edonismo è l’assordante silenzio della noia del non coinvolgimento.. non un’annichilente serena realtà, bensì momenti di delirante felicità deraglianti dalla “realtà-mappa” fornitaci. Abbandoniamo la carta! non pensare ma sentire(!) il proprio pensiero.

3bis

Facendo un passo indietro, negli anni ’50 i consumatori erano tanti e famelici di prodotti; le pubblicità persuasive e la seduzione delle marche nell’era delle identità fragili e complesse hanno irrimediabilmente perso di efficacia nei confronti del consumatore ormai adulto, quindi non manipolabile (?).. o forse si potrebbe dire che una persona felice non consuma, e che più che mai, invece, l’identità sembrerebbe integra nell’aderenza a valori.. di brand.

Nel futuro dei videogiochi, dell’animazione 3d e dell’integrazione nella rete, le immagini saranno più vere della realtà! e la fascinazione della mente per la narratività renderà la sospensione dell’incredulità il nuovo totalitarismo: “crederemmo a tutto ciò che ci dicono a patto che sia verosimile e purché ci emozioni” senza la necessità di sperimentare.. il vero Dio è la storia-mediata. La necessità di ognuno di ridurre e generalizzare il visibile del reale è necessaria per vivere una dimensione più gestibile, e il consumatore partecipe-protagonista, grazie alle teconologie-narrative, viene traghettato dai brand. “Se non navighi sei un naufrago.. e nessuno vuole rimanere solo”. La killer application, quindi, è la rete! Buchi la città e lanci il nuovo sguardo umano.. la fibra ottica; l’integrazione uomo-macchina si riduce all’interazione tra ip utente, il suo sguardo, e i coockie traccianti nei siti: l’uomo inconsapevolmente indottrinato è una cash cow da orientare e mungere. Ecco perché il contenuto, la superficie, è tutto: bisogna dar valore alle parole perché le parole in libertà non hanno senso se esso stesso non è condivisibile. Disegnare con le parole è l’alternativa allo sguardo della fibra, ma in effetti nessuno è pittore: la realtà non è la visualizzazione onirica del senso, bensì il claim! efficace ed efficiente nella costruzione dell’identità → il cliente ha sempre ragione, o meglio.. è sempre raggirabile.

La creatività è autoreferenziale, non parla a nessuno in particolare: la massificazione delle idee è una prostituzione necessaria al consenso, e in questo senso la follia lucida, l’osservare i dettagli senza dare una forma al generale, è reato! I pensieri che s’inseguono sono falsi finché non vengono inseriti in una frase di senso compiuto, comprensibile a chiunque, in una narrazione: la nostra verità percepita equivale alla negazione dell’animo in costruzione: le scelte che facciamo, in prospettiva precludono altre scelte restringendo la libertà nella gabbia dell’esperienza.. quindi nessuna “ricerca e sviluppo”: il contenuto dev’essere seriale e ripetitivo.. dev’essere prevedibile perché il pubblico consuma solo ciò che è precotto.. “la novità dev’essere compresa” il nuovo non esiste.

“Il cuore del prodotto.. è quello del bambino!! Bisogna far respirare il prodotto, far metabolizzare il messaggio, far penetrare il chiodo. I bambini.. sono preziosi. I consumatori ce li coltiviamo da piccoli, e per crearli li butti in focus group. Vedi il bambino e pensi a come segmentarlo, a come posizionartici.. a come penetrarlo!! Alla fine lanci il prodotto e il bambino.. impazzisce!!

La bambola interattiva.. fa tutto!”

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